Quirinale, la strategia di Berlusconi tra le paure dei nemici, i sospetti e l’arrivo di nuovi amici

mercoledì 3 Novembre 9:29 - di Redazione
Berlusconi

Berlusconi e il Quirinale. Il Cav fa sul serio. L’importante non è partecipare, è vincere. Inizia così il retroscena sulla strategia del Cavaliere per il Colle di Francesco Verderami sul Corriere della Sera. «Non farò mai il candidato di bandiera», ha affermato il leader di Forza Italia, intento più che mai a lavorare  per verificare di quanti consensi gode, andando a cercare i voti tra quei «290 grandi elettori usciti dai gruppi parlamentari e che in tanti mi sono amici». “Ha chiamato a raccolta gli amici di una vita per un’ulteriore opera di proselitismo, incaricandoli di arrivare fin dove di persona non può andare: oltre la cortina che separa i due schieramenti, tra i nemici di un tempo. La missione è già iniziata”.

Quirinale, ora temono Berlusconi: le manovre di disturbo

Berlusconi fa sul serio e ora anche la sinistra ha mutato atteggiamento. “Prima erano solo sberleffi- scrive Verderami-: «Con lui al Colle ci sarebbero le corazziere». Ora sono manovre di disturbo”. Sul fronte giallorosso addirittura  Di Maio si è proposto come consigliere del Cavaliere: «Se lo sentissi gli direi che Meloni e Salvini lo stanno fregando». Ma nell’intervista alla Stampa , non ha escluso che il sogno di Berlusconi possa realizzarsi: «È poco probabile». Che è tutta un’altra cosa, rispetto agli scetticismi di qualche tempo fa.

Giorgetti ha indispettito Berlusconi

Berlusconi intanti parte dagli alleati. “Ha chiesto agli alleati lealtà con una mozione degli affetti: «Giorgia ha fatto il mio ministro che era giovanissima. E Matteo so io come l’ho tirato su». Perciò, sull’elezione del capo dello Stato, Berlusconi non vuole oggi sentir parlare di ipotesi subordinate che indeboliscono l’ipotesi principale: la sua. Per questo a indispettirlo oltremisura sono state le parole di Giorgetti, secondo il quale «se al Quirinale non restasse Mattarella, ci andrebbe Draghi».  “Il Cavaliere ha visto traballare il suo castello e ha scorto i segni del «tradimento». Per questo la Gelmini ha fatto subito sapere a suoi che «faremmo persino la foto del nostro voto se Berlusconi si candidasse: perché Forza Italia resta casa nostra e noi non passeremo per chi lo imbroglia»”.

Quirinale: La Russa: i patti si rispettano, abbiamo un impegno con Berlusconi

La sortita del ministro leghista «non rende un buon servigio né a Draghi né al centrodestra, ed è scorretta – come ha spiegato La Russa – nei riguardi di un alleato con il quale abbiamo preso un impegno». “Giorgetti piuttosto ha aperto una porta che era semichiusa- spiega Verderami-. E lo spiraglio era stato opera dei leader della Lega e di FdI. Consapevoli che – votando Draghi al Colle – avrebbero maggiori garanzie in Europa, qualora arrivassero a Palazzo Chigi. Ma Draghi è il piano B, è la subordinata del centrodestra, dove il patto era (e resta) legato al «rispetto della richiesta» del Cavaliere”. In attesa che sciolga la riserva: “Cosa che avverrà al penultimo minuto prima dell’inizio della corsa. Non dovesse avere margini per vincere, eviterebbe di partecipare”.

Quirinale. I dilemmi del Pd

La centralità politica riacquistata da Berlusconi è un fatto. “Vorrebbe intestarsi l’endorsement del candidato al Colle”. E le carte da giocare le ha. Per ora i riflettori sono puntati sulle mosse del premier Draghi.  “Una fonte autorevole del Pd racconta di come persino Prodi stia «maturando la convinzione che non ci sia alternativa» a Draghi”. Il centrosinistra non ha più i voti per proporre un suo candidato di coalizione e Conte ha dovuto ammettere che per il Colle “serve un confronto ampio anche con il centrodestra”.

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