Per sfortuna degli italiani, Di Maio non seguì il consiglio di Tremonti: “Luigi, non andare al Mise”

giovedì 28 Ottobre 12:48 - di Federica Argento
Di Maio Tremonti

Di Maio continua a raccontare ogni giorno una “chicca” tratta dal suo libro “Un amore chiamato politica”. La rivelazione sull’ex ministro Tremonti ha il sapore del rimpianto, naturalmente per noi italiani. “Scelsi due incarichi pesantissimi come il Lavoro e lo Sviluppo economico, sebbene i sindacati e le crisi aziendali siano tutto ciò di cui un politico farebbe volentieri a meno. Anche Giulio Tremonti aveva provato a dissuadermi”. Lo scrive Luigi Di Maio nel suo libro,  ripercorrendo le fasi che hanno portato alla nascita del primo governo Conte. L’ex ministro del Tesoro, racconta Di Maio, “chiamò Rocco Casalino in mia presenza e gli disse, testualmente: ‘Mettimi in vivavoce. Caro Luigi, non andare lì che ti vai a prendere tutte le grane del Paese e ti logoreranno, te lo dico con massima sincerità’. Ma io non indietreggiai”. Per nostra sfortuna accettò l’incarico che gli diede mano libera nel congegnare un reddito di cittadinanza che fa acqua da tutte le parti.

Tremonti aveva visto lungo su Di Maio: “Caro Luigi, non andare al Mise”

Il consiglio di Tremonti non avrebbe potuto essere più benevolo e paterno, ma spesso la mancanza di umiltà da prendere decisioni più grandi delle proprie spalle. Gustoso il capitolo in cui Di Maio si lagna dei ministri: “Sono sempre stato orgoglioso delle squadre di governo che abbiamo formato in questi anni. Ma scegliendo un nome al posto di un altro, mi sono fatto tanti nemici. Ho deciso la nomina di oltre quindici ministri della Repubblica e decine e decine tra sottosegretari, vice ministri e capi di agenzie e società partecipate. Il giorno dopo queste decisioni, ovviamente, gli scontenti erano più dei contenti. E molto spesso trovavo alcuni di questi nomi nelle raccolte di firme contro il sottoscritto. Non è un caso”. Poi spara sull’ex ministro Fioramonti.

Di Maio contro Fioramonti: per fortuna si dimise

“Per non parlare di ministri come Fioramonti che, oltre a non aver mai mostrato un minimo di entusiasmo per la sua nomina, decise di dimettersi di punto in bianco. Per fortuna, è stato grazie a quella decisione abbiamo avuto ministro dell’Istruzione Lucia Azzolina”, prosegue il ministro degli Esteri. La comicità involontaria di questa notazione salta subito agli occhi: non si sa chi fosse il peggiore dei due: se uno che postava commenti di fuoco contro le forze dell’ordine con una buona dose si “bullismo” social; o una ministra che ha fatto degli inutili banchi a rotelle la battaglia, inutile, della vita. Il casting non fa per di Maio.

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