E’ morto Angelo Licheri, il volontario che tentò invano di salvare Alfredino calandosi nel pozzo

lunedì 18 Ottobre 13:16 - di Redazione
Angelo Licheri

E’ morto questa notte in una casa di riposo di Nettuno, vicino Roma, Angelo Licheri, l’uomo che si calo’ nel pozzo di Vermicino per tentare di salvare Alfredino Rampi. Licheri, 77 anni, era un volontario e si recò a Vermicino dopo avere appreso della tragedia. Si fece calare a testa in giù la notte tra venerdì 12 e sabato 13 giugno 1981: Alfredino era precipitato la sera del 10 giugno. Licheri parlo’ anche col bambino e restò nel pozzo 45 minuti.

“E’ stato un simbolo, un volontario puro”. Così Rita Di Iorio, presidente del Centro Rampi ricorda la figura di Licheri, “con il quale c’è sempre stato un rapporto molto stretto. Sapevamo che era malato da tempo – dice Di Iorio all’Adnkronos – e si può dire che ce lo aspettavamo da un momento all’altro. Ma è comunque un grande dolore, ha sofferto molto. Ci dispiace, lo abbiamo sempre stimato per il suo coraggio”.

Sulla sua impresa è stato realizzato il film  “L’angelo di Alfredo”, in occasione del 35esimo anniversario della tragedia di Vermicino. Il film ricostruisce l’impresa del tipografo di Gavoi (Nuoro), che si fece calare per sette volte per 60 metri a testa in giù in quell’antro buio e ripido, nel tentativo di salvare il piccolo Alfredo Rampi. Tutta l’Italia assistette incollata alla tv a quei drammatici momenti. Tutti sperarono nel lieto fine che purtroppo non si verificò. Il volontario riuscì a raggiungere il piccolo Alfredino, a parlargli, ma il tentativo di riportarlo in superficie fallì.

Lui stesso lo ha raccontato molte volte nelle interviste, come in quella rilasciata al settimanale Sette del Corriere della sera. «Il bambino era a 64 metri di profondità. Gli ho tolto il fango dagli occhi e dalla bocca e ho cominciato a parlargli, dolcemente. So che capiva tutto. Non riusciva a rispondere ma l’ho sentito rantolare e per me era quella la sua risposta. Quando smettevo di parlare rantolava più forte, come per dirmi: continua che ti sto ascoltando. Dopo vari tentativi andati a vuoto, l’ultimo che ho fatto è stato prenderlo per la canottierina, ma appena hanno cominciato a tirare ho sentito che cedeva… E allora gli ho mandato un bacino e sono venuto via. Ciao piccolino».

 

 

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