Calenda: «I Cinquestelle sono polverizzati, hanno preso in giro i loro elettori». Imbarazzo nel Pd

sabato 9 Ottobre 10:52 - di Paolo Sturaro
Calenda

«Il totale delle liste M5S in Italia ha preso meno di noi a Roma. Sono polverizzati, non esistono più. Hanno preso in giro i loro elettori in ogni modo possibile e immaginabile. E hanno dimostrato di non saper governare niente. Dovunque hanno governato hanno perso». Carlo Calenda, a Tg2 Post, continua la sua crociata anti-grillina. Da un lato dà un sostegno (solo personale) a Gualtieri, dall’altro esterna con l’obiettivo di imbarazzare i vertici Pd. In primis, Letta.

Calenda non appoggia Gualtieri, si limita a votarlo

«Io non appoggio Gualtieri a Roma. Lo voto, ma solo a titolo personale. Qual è la differenza? Se appoggi ti allei e se vince Gualtieri partecipi alla maggioranza, prendi assessori. Questo non accadrà. Se vince Gualtieri noi rimarremo all’opposizione», aggiunge in un video postato sui social. Io stesso non avrei dichiarato il voto, avrei dichiarato scheda bianca se Gualtieri non avesse detto pubblicamente che i 5 stelle non saranno in giunta».

La tattica per imbarazzare il Pd

«Voi votate quello che vi pare, io vi dico la mia», continua Calenda. Che prosegue nella sua strategia, dicendo che «Gualtieri è più preparato». E che – aggiunge – «quello di Michetti è inesistente». Non sa (o fa finta di non sapere) che invece il programma di Michetti c’è, è efficace e ha incontrato il consenso dei romani. Ma probabilmente, sposare la tesi negativa gli serve per portare avanti la sua strategia. Tanto da sottolineare: «La lista Calenda sindaco non appoggia nessuno, manteniamo l’impegno preso con i cittadini».

Calenda e le “forze della ragionevolezza”

Poi allarga il suo discorso: «Ci sono delle forze della ragionevolezza che si riconoscono nell’Europa, in un modo pragmatico di affrontare i problemi. Lavorano insieme in Europa e sono i Popolari, i Socialdemocratici, i Liberali e i Verdi. Manca in Italia di replicare questo modello. Quello che voglio fare io è la costruzione di una forza politica che si vada a prendere i voti».

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