Lega, domani Bossi compie 80 anni. Ma gli amici del “Senatùr” la festa vogliono farla a Salvini

sabato 18 Settembre 11:50 - di Marzio Dalla Casta
Bossi

Chissà se Umberto Bossi (domani 80 anni, auguri!) ha mai riflettuto sul giorno della sua nascita, lo stesso in cui Napoli, capitale degli “odiati” terùn, festeggia il patrono San Gennaro. Ricordate? Il Senatùr si era messo in testa di “liberare” la Padania dal giogo di «Roma padrona e del Sud ladrone». L’indipendenza del Nord, i «trecentomila bergamaschi armati», i giuramenti di Pontida, le “lire” del Carroccio con la sua effigie stampata. Bossi è stato quella roba lì: un mix tra folclore e minaccia, un furbacchione a metà tra l’impavido Braveheart e il soldato fanfarone immortalato da Plauto nel Miles gloriosus. E tuttavia un politico vero, dotato di un fiuto sopraffino. Soprattutto un vero mago, al di là dell’ostentato celodurismo, nell’arte di tirare e mollare la corda.

Bossi ha segnato un’epoca

Nel dicembre ’94 disarcionò Berlusconi da Palazzo Chigi dopo un’estate di alti e bassi culminata icasticamente nella mano del Cavaliere sulla spalla del Bossi in canottiera. Ne seguì un quinquennio di reciproche accuse e di velenose polemiche, che però non gli impedirono di tornare nel centrodestra. Sempre, ovviamente, in nome della Padania. È solo vent’anni fa, ma sembra passato un secolo. Eh sì, ne è passata di acqua (del Po) sotto i ponti della politica leghista. Ne sia prova proprio il compleanno dell’Umberto (il confidenziale in uso agli amici alla Calderoli e alla Maroni). A leggere l’articolo della Stampa, rimbalzato su Dagospia, il genetliaco del capo leghista si svolgerebbe infatti in un’atmosfera, come dire, double face.

Il ritorno a Pontida

Da una parte il calore dei vecchi amici (Roberto Castelli ha lanciato l’idea di un raduno sul prato di Pontida, poi scartata per i nubifragi in arrivi), dall’altra la freddezza della dirigenza attuale. Pare che Matteo Salvini si sia limitato ad un biglietto d’auguri. Più che i rapporti personali, da tempo non idilliaci, è la prospettiva politica a dividere i due. Pur nato nel giorno di San Gennaro e gran divoratore di pizza napoletana, Bossi ha sempre considerato la Lega il sindacato del Nord. Il suo successore, al contrario, l’ha concepita come merce di esportazione. All’inizio gli è andata bene, ora sembra in ritirata. Un motivo in più per festeggiare per i bossiani doc. E per sperare di sentir riecheggiare ancora una volta nell’aria di Pontida il ruggito del vecchio leone padano.

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