L’accusa di Papa Bergoglio: «Alcuni prelati mi volevano morto e già pensavano al conclave»

martedì 21 Settembre 17:21 - di Redazione
Bergoglio

Il Pontificato al tempo di Papa Bergoglio non smette mai di stupire. Persino i sacri intrighi di potere, fino a ieri arcana impenetrabili, appaiono ora scarnificati dell’alone di mistero, grande e terribile, che li circondava. Fino al punto da indurre il direttore di Civiltà Cattolica, padre Antonio Spadaro, a spiattellare urbi et orbi l’intensificarsi di oblique manovre contro il Papa mentre questi era ricoverato al “Gemelli” per l’operazione chirurgica al colon. Uno scoop degno di Dagospia. «Sono ancora vivo, nonostante alcuni mi volessero morto», avrebbe infatti rivelato Francesco ai gesuiti di Bratislava, incontrati durante il recente viaggio apostolico in Slovacchia. Lo aveva detto in risposta ad una domanda sulla sua salute. E la cosa non è finita lì.

Bergoglio lo avrebbe rivelato ai Gesuiti in Slovacchia

«So – ha proseguito Bergoglio – che ci sono stati persino incontri tra prelati, i quali pensavano che il Papa fosse più grave di quel che veniva detto». Succede nelle migliori famiglie reali e quella del Papa-re non fa eccezione. Ma quella conversazione con religiosi del suo stesso Ordine ha convinto il Pontefice a togliersi qualche sassolino dalla scarpa. «Preparavano il conclave – ha aggiunto -. Pazienza! Grazie a Dio, sto bene. Fare quell’intervento chirurgico è stata una decisione che io non volevo prendere. È stato un infermiere a convincermi. Gli infermieri a volte capiscono la situazione più dei medici perché sono in contatto diretto con i pazienti». Ma a far male al Papa, più che il mancato conclave, sono state le «critiche ricevute da alcuni chierici» sulle questioni inerenti la dottrina.

«Mi accusano di essere comunista»

«Alcuni – ha ricordato – mi accusavano di non parlare della santità. Dicono che parlo sempre del sociale e che sono un comunista. Eppure ho scritto una Esortazione apostolica intera sulla santità, la Gaudete et exsultate». E ancora: «A volte mi viene a mancare la pazienza, specialmente quando emettono giudizi senza entrare in un vero dialogo. Lì non posso far nulla. Io comunque vado avanti senza entrare nel loro mondo di idee e fantasie. Non voglio entrarci e per questo preferisco predicare, predicare…». Un punto del contenzioso è la Messa in latino, sottoposta di recente ad un giro di vite. Nel senso che per celebrarla nella lingua ufficiale della Chiesa occorrerà un’autorizzazione da Roma. «La mia decisione – ha rivendicato Bergoglio – è il frutto di una consultazione con tutti i vescovi del mondo fatta l’anno scorso».

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