La prima donna governatrice afghana contro Biden: una mossa irresponsabile ritirarsi

17 Set 2021 7:42 - di Paolo Lami

È netto e totalmente negativo il giudizio di Habiba Sarabi, la prima governatrice di una provincia dell’Afghanistan, quella di Bamiyan, sul caoticodisastroso, e frettoloso e disimpegno degli Stati Uniti deciso dall’attuale inquilino della Casa Bianca, il democratico Joe Biden.

”Un grosso errore”, dice Habiba Sarabi commentando la decisione di Biden. Di più: una mossa ”irresponsabile”.

Intervistata da France 24 da Izmir, in Turchia, dove ora vive, Sarabi si trovava a Doha quando i Talebani hanno preso il potere.

Secondo lei, la comunità internazionale deve ora ”correggere” l’errore che ha commesso. E gli Stati Uniti, in particolare, devono ”fare leva” sui Talebani, affinché rispettino i diritti umani fondamentali, compresi quelli delle donne.

Sarabi è stata anche una delle quattro donne che hanno partecipato ai negoziati di pace di Doha.

Oggi diversi missili sono stati lanciati nelle vicinanze della centrale elettrica di Kabul, nel quartiere di Khair Khana, nella zona nordoccidentale della capitale afghana.

Lo ha rivelato l’agenzia Aamaj rilanciata dalla russa Tass. Al momento non ci sono informazioni su eventuali vittime o danni, e neanche sui possibili esecutori dell’attacco.

Rappresentanti delle Nazioni Unite hanno incontrato Abdulhaq Wasiq, il capo dell’intelligence del governo talebano, per discutere della sicurezza del personale Onu in Afghanistan.

All’incontro hanno preso parte la rappresentante speciale per l’Afghanistan, Deborah Lyons, e il responsabile del Dipartimento dell’Onu per la Sicurezza e la Protezione, Gilles Michaud.

Nel corso del colloquio è stato chiesto all’esponente dei Talebani che sia garantita “la sicurezza del personale delle Nazioni Unite” nel Paese e si è parlato della “minaccia posta dallo Stato islamico e dell’importanza che l’assistenza umanitaria raggiunga gli afghani che hanno bisogno di aiuto”.

Quanto al prossimo futuro dell’Afghanistan, Russia e Cina si presentano al vertice del Cso, l’Organizzazione di Shanghai per la cooperazione – a cui aderiscono altri sei Paesi, fra cui la Cina, e nel prossimo futuro forse anche l’Iran – come candidati protagonisti per definire il nuovo ordine nella regione dopo l’uscita di scena degli Stati Uniti, e dei loro alleati, dall’Afghanistan, e la presa di potere dei talebani.

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