“Giuseppi” è stanco, ma Scanzi rilancia: «È l’unico leader». Come no? “A Conte facce Tarzan!”

martedì 14 Settembre 11:53 - di Marzio Dalla Casta
Conte

Da vice dei suoi vice a «unicum politico mondiale» (copyright Andrea Scanzi sul Fatto Quotidiano oggi in edicola). Una metamorfosi che non avrebbe mancato di ispirare Ovidio, che chissà quale dio dell’Olimpo avrebbe scomodato per nasconderlo dietro le sembianze di Giuseppe Conte. Già, a sentire Marco Travaglio e altri “vedovi inconosolabili” del suo giornale, c’era un vero fenomeno a Palazzo Chigi. Peccato che non se ne sia accorto nessuno. Neppure il diretto interessato, forse perché era il primo a rendersi conto di essere stato scelto per caso (Conte 1) e tenuto per disperazione (Conte 2). O, meglio, al solo scopo di impedire il ritorno alle urne.

Su Conte l’accanimento terapeutico del Fatto

Il suo disarcionamento è cronaca recente. Travaglio gli ha voluto dare una pennellata noir spacciando addirittura per Conticidio la manovra di palazzo che portò al cambio di guardia alla guida del governo: fuori l’Avvocato del Popolo e dentro Mario Draghi. Da allora il club dei “vedovi inconosolabili” ha fatto scattare il “piano B” con l’obiettivo di portare il premier che governava “salvo intese” alla guida dell’intera sinistra. Conte ha lasciato fare, com’è nel suo temperamento. E come impietosamente spiattellò il fuorionda del siparietto tra lui e Di Maioposso dire che…?» «No!») in pieno debutto parlamentare del suo primo governo.

Da “vice dei suoi vice” a capo della sinistra

Ma lui è così: prima vice dei suoi vice (Di Maio e Salvini), poi in balia di Rocco Casalino e ora ostaggio di Travaglio e della sua pretesa di farne un vero leader. Peccato per Travaglio che un leader si riconosca dalla stoffa e non dall’etichetta appiccicata sul manichino. Berlusconi – ricordate? – lo chiamava quid. E quel Giuseppi lì non sembra abbondarne. Troppo spintaneo e troppo poco spontaneo. E quando raramente lo diventa, esce fuori al naturale e più a pensare a quel che dice, dice quel che pensa. E allora sono guai: si dichiara «stanco» e quasi pronto a passare la mano. Già, dipendesse da lui, lo farebbe oggi stesso. Ma non può, perché poi arriva Scanzi a sbattergli in faccia gli applausi del popolo del Pd a Bologna, sottintendendo: «Lo vedi come ti apprezzano? Sei tu l’unico capo». Davvero un accanimento senza fine. Manca solo l’ultimo grido di Travaglio: «A Conte, facce Tarzan!».

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