Eitan, la Procura indaga per rapimento. Ma il ministro degli Esteri israeliano gela l’Italia: “Non ci riguarda”

martedì 14 Settembre 9:28 - di Carlo Marini
rapimento Eitan

 «La parola rapimento è inappropriata», ribadiscono ai giornali i legali italiani di Shmuel Peleg, il nonno di Eitan che ha riportato il nipote di 6 anni in Israele. La strategia difensiva è chiara. Il 58enne ex militare ha organizzato il rapimento del piccolo scampato alla tragedia del Mottarone solo perché «preoccupato per la salute del bambino».

Il piccolo iscritto in una scuola cattolica, un’offesa alla tradizione

«Le autorità israeliane sono state informate della vicenda, ma il caso non riveste aspetti diplomatici o politici. Quindi non rientra nelle nostre competenze». Con queste parole il ministro degli Esteri israeliano, Yair Lapid, sentito dal Jerusalem Post, ha preso le distanze dalla vicenda del piccolo Eitan, smentendo la ricostruzione dell’emittente televisiva Channel 12, che riferiva del governo israeliano orientato a far tornare il bambino in Italia.

Proprio sul fronte italiano, l’inchiesta aperta dalla Procura di Pavia sta cercando di individuare le altre persone coinvolte nel rapimento di Eitan. Per raggiungere Israele assieme al nipote, il nonno Peleg ha raggiunto prima la Svizzera. Stando alle ricostruzioni, l’operazione avrebbe avuto un costo di 9mila euro, per un totale di tre ore e mezza di viaggio. Peleg sarebbe partito da Lugano con un Cessna 680, destinazione Tel Aviv. Stando a quanto dichiarato ieri da Or Nirko – marito di Aya Biran – alla radio israeliana 103 FM, anche la nonna materna di Eitan avrebbe preso parte all’operazione.

Secondo Biran-Nirko, infatti, la donna avrebbe sostenuto di essere rientrata in Israele il giorno prima del presunto rapimento «per non essere esposta all’accusa di complicità». Tra le motivazioni che hanno spinto il nonno materno ad agire in questo modo ci sarebbe anche la volontà, da parte dei Peleg, di evitare che il piccolo allentasse il legame con Israele e con la cultura ebraica. Il bambino era stato iscritto in una scuola cattolica: l’istituto Santa Maria di Canossa di Pavia, dove avrebbe iniziato ieri il primo giorno di scuola.

Rapimento di Eitan, Di Maio prende tempo

Salvare l’integrità fisica e morale del bambino: queste le linee difensive. Anche per questo, domenica hanno accompagnato Eitan in ospedale, lo Sheba Tel Hashomer di Tel Aviv, una delle eccellenze sanitarie del paese. I nonni che lo hanno sottratto alla zia paterna, a cui il tribunale di Pavia aveva affidato la tutela giudiziaria, hanno cominciato a sottoporlo ad una serie di accertamenti. Hanno detto infatti di essere sempre rimasti all’oscuro di quale fosse la reale condizione sanitaria del bambino.

«Le sue condizioni sono pessime – ha detto la nonna in un’intervista a una radio israeliana – e finalmente, dopo quattro mesi, i medici vedranno cosa gli è accaduto». «In questo tempo non ha visto alcun medico a parte sua zia Aya in Italia, che però si occupa di detenuti. Per quattro mesi – ha continuato con le accuse – hanno impedito a me e a Shmuel di consultarci con medici e psicologi». Non si tratterebbe di rapimento, insomma, ma di un “salvataggio“, nella versione ribadita dai Peleg. 

E mentre il governo israeliano traccheggia e fa sapere che non c’è motivo per intervenire, la Farnesina tace. Il ministro degli Esteri italiano Luigi Di Maio dichiara che «è necessario accertare l’accaduto per poi intervenire». 

(Nelle foto Ansa, il ministro israeliano Yair Lapid, il piccolo Eitan, un Cessna 680)

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