Ecco il governo dei Talebani, fra ricercati Fbi e terroristi segnalati dall’Onu come il capo Akhund

martedì 7 Settembre 21:09 - di Paolo Lami

Nasce, dopo settimane di contrattazioni fra le diverse anime della galassia dei nuovi padroni dell’Afghanistan, il governo dei Talebani nel quale spiccano nomi più o meno noti.

Ma mentre la comunità internazionale cerca cautamente di prendere le misure del nuovo esecutivo per capire se ci sarà quella svolta “democratica” e a favore dei diritti umani e di quelli delle donne in particolare promessa dai Talebani – perfino Turchia e Russia frenano sul riconoscimento – c’è chi già mette in guardia sull’incarico di ministro degli Interni affidato a Sirajuddin Haqqani, ricercato dall’Fbi e ”comandante – ricorda all’Adnkronos, Claudio Bertolotti, ricercatore associato Ispi e direttore di Start InSig  – di un’unità militare tra le più feroci, autore di attacchi complessi a Kabul negli ultimi 15 anni, l’uomo che ha introdotto gli attentati suicidi in Afghanistan”.

Quanto basta ai governi occidentali per rizzare le antenne sul nuovo esecutivo dei Talebani.

Peraltro il leader supremo dell’Emirato islamico dell’Afghanistan, il Mullah Hibatullah Akhundzada, ha chiesto al nuovo governo formato dai Talebani di ”applicare la sharia”, la legge islamica.

Nel suo primo messaggio dalla formazione del governo ad interim, Akhundzada ha anche esortato a proteggere i più alti interessi del Paese e a garantire “pace, prosperità e sviluppo duraturi”.

Citando l’istruzione, Akhundzada ha affermato che il governo “avrà il dovere di fornire un ambiente sano e sicuro per le scienze religiose e moderne a tutti i connazionali nell’ambito della sharia“.

Ma vediamo quali sono i nomi che spiccano nel nuovo esecutivo dei Talebani.

Il nome del primo ministro, Mohammad Hassan Akhund, spicca  nella lista dell’Onu di persone indicate come ‘terroristi o associati a terroristi‘.

Il Mullah Abdul Ghani Baradar sarà vice primo ministro come ha annunciato in conferenza stampa il portavoce dei Talebani Zabihullah Mujahid.

Di Sirajuddin Haqqani si è detto. E’ il figlio di Jalaluddin Haqqani, tra i protagonisti della resistenza antisovietica, morto tre anni fa, e capo della rete Haqqani ritenuta legata ad al-Qaeda, responsabile in passato di sanguinosi attentati in Afghanistan. Era tra i ‘papabili’ per la successione a Mansour.

A guidare il ministero della Difesa del nuovo governo dei Talebani sarà il mullah Mohammad Yaqoob figlio del mullah Omar.

Già capo della potente “commissione militare” dei Talebani, negli anni passati ha fatto parlare di sé quando si rifiutò di giurare fedeltà al mullah Mansour.

La composizione del governo dei Talebani annunciato a Kabul ”rispecchia esattamente gli equilibri di potere della galassia talebana”, osserva Claudio Bertolotti. Che mette in guardia su ”un’unica certezza: i Talebani non hanno mai rispettato un accordo firmato con le controparti”, ma ”continueranno a dire quello che la comunità internazionale vuole sentirsi dire”.

Analizzando la composizione del governo ad interim dell’Emirato islamico dell’Afghanistan, Bertolotti parla di ”soluzione che soddisfa i principali gruppi nelle varie shura, in particolare in quella di Quetta guidata dal mullah Hibatullah Akhundzada che ha due bracci destri”.

Uno è il mullah Mohammad Yaqoob, figlio del mullah Omar scelto come ministro della Difesa. ”E’ un soggetto definito riformista – spiega l’analista – E’ interessante che il suo nome fosse già comparso nel periodo 2015-2017, quando il movimento talebano era frantumato e indebolito per lotte intestine conseguenti alla morte del mullah Omar e dall’elezione, non da tutti condivisa, del suo successore, il mullah Mansour”.

Quest’ultimo per due anni aveva tenuto nascosta la morte del Mullah Omar e fatto dichiarazioni a suo nome, ma poi, ”per trovare legittimità del suo ruolo politico, si strinse al mullah Yaqoob. E poi, ancora, a Sirajuddin Haqqani” del quale il ricercatore mette in evidenza il rischio che possa collaborare con gruppi terroristici che hanno obiettivi fuori dall’Afghanistan e che potrebbero usare il Paese come base la logistica”.

Mansour venne poi tradito dai suoi e ucciso in un raid aereo americano.
‘Gli sopravvivono Sirajuddin Haqqani e Yacoob, che diventano bracci destri di Akhundzada nella sua riorganizzazione dei Talebani che va a eliminare componenti estremisti, ma mantiene ben saldi i rapporti con il Pakistan”, prosegue Bertolotti, che vede appunto nel ”governo talebano attuale un perfetto equilibrio delle varie istanze e dei ruoli politici dei gruppi al potere e delle tribu”.

L’elemento che ”preoccupa non poco dovendo interagire con questo governo” è appunto Haqqani ministro degli Interni. ”La rete Haqqani è fortemente legata ad al-Qaeda – spiega l’analista – anche per una serie di vincoli matrimoniali”.

Anche il primo ministro, il mullah Hassan akhund, è ”una vecchia conoscenza della galassia talebana in quanto è tra gli elementi politici di spicco del periodo 1996-2001, quando ha ricoperto anche l’importante ruolo di ministro degli Affari esteri. Oltre a essere molto legato al mullah Omar, lo è anche a Akhundzada”.

Mentre entra in carica il governo ad interim dei Talebani, ”che potrebbe durare un giorno o anni”, è ”il movimento di resistenza” della Valle del Panshir che ”è destinato a soccombere perché la comunità internazionale ha deciso di non sostenerlo”, prosegue Bertolotti, convinto che ”l’Occidente abbia chiuso in modo molto poco responsabile un impegno che si era assunto tra pochi alti e molti bassi per 20 anni”.

E dato che ”i Talebani non hanno mai rispettato un singolo punto dell’accordo firmato a Doha con gli Stati Uniti”, per Bertolotti ”non faranno nulla di quello che la comunità internazionale continua a chiedere, come diritti delle donne, rispetto dei diritti umani…”.

Insomma, ”nelle aree che sono fuori dall’attenzione mediatica, le violenze consuete dei Talebani continueranno, con una applicazione rigida e severissima della sharia”.

La differenza è che ”stanno emergendo forme di protesta popolare e sociale delle donne, che in modo molto coraggioso si espongono per puntare il dito contro i talebani. Ma questo i media non lo potranno più raccontare, perché saranno sempre meno presenti sul territorio”.

La Russia non ha ancora deciso se riconoscere i Talebani, ha anticipato il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, citato dall’agenzia di stampa Tass.

“Finora non è stata presa alcuna decisione sul riconoscimento dei Talebani. Inoltre, sapete che stiamo monitorando ciò che sta accadendo” in Afghanistan, ha detto Peskov.

“Ciò che è più importante, stiamo cercando di capire fino a che punto le promesse e le dichiarazioni dei Talebani trovano conferma nelle loro azioni“, ha aggiunto, molto cauto, Peskov sottolineando che per Mosca è importante comprendere quale sarà il sistema politico a Kabul.

Quanto alla Turchia che sta lavorando con Qatar e Stati Uniti e dialoga con i Talebani per riaprire l’aeroporto di Kabul – una società di sicurezza privata potrebbe essere utilizzata per la sicurezza dello scalo se i Talebani dovessero insistere nel non volere forze di Paesi stranieri in Afghanistan – anche Istanbul “non ha fretta” di riconoscere i Talebani avverte il ministro degli Esteri turco, Mevlut Cavusoglu.

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