Bollette più care, colpa dell’energia verde. Una bella idea che arricchisce le multinazionali

lunedì 20 Settembre 10:51 - di Vittoria Belmonte
bollette

Si avvicina la data, 1 ottobre, dei rincari delle bollette di gas e luce che preoccupano il governo e le famiglie. Ieri il ministro Giancarlo Giorgetti ha sottolineato che la «transizione ambientale ha ed avrà un prezzo». E ha fatto riferimento al pacchetto per le politiche ambientali che l’Europa si appresta a approvare. L’aumento è dovuto in larga parte alla fluttuazione del prezzo del gas ma per un 20% il responsabile dei rincari è il sistema Ets istituito dall’Ue.

Le imprese e l’energia pulita

Il sistema assegna ogni anno delle quote di emissioni di CO2 alle aziende. Superato questo tetto le imprese devono acquistare da altre aziende più pulite quote di CO2 per evitare di incorrere in sanzioni. Più la richiesta di “quote pulite” aumenta – per effetto di direttive europee più stringenti sulle emissioni – più il loro prezzo sale.

Chi fa affari d’oro con la moda del green

Oggi Libero, con un articolo di Sandro Iacometti, si domanda se la transizione verde non sia una fregatura per i risparmiatori. Ma soprattutto accusa: “Chi sta veramente facendo affari d’oro con la moda del green sono i colossi mondiali della finanza e le grandi multinazionali, che negli ultimi anni hanno inondato il pianeta di prodotti di investimento verdi e moltiplicato alla velocità della luce il valore delle loro azioni, facendo pensare a più di un esperto che ci siano tutte le caratteristiche per parlare di una nuova bolla, come quella che tra il ’97 e il 2000 delle cosiddette dot-com, le società legate alla prima fase dello sviluppo di internet”.

Le azioni delle multinazionali dell’energia rinnovabile sono aumentate in un anno del 150%

Non solo. La scorsa primavera – ricorda Libero – “l’indice S&P Global Clean Energy, che replica il prezzo delle azioni di 30 multinazionali attive nell’energia rinnovabile era schizzato in dodici mesi del 150%. Ora l’incremento si è affievolito, ma è sempre vicino al 40%. E gli analisti continuano a ritenere che i prezzi di Borsa siano totalmente disallineati rispetto al valore degli utili. Un sospetto confermato anche da un’analisi del Financial Times che ha calcolato tra l’ottobre 2020 e il marzo 2021 un livello di investimenti sul settore dell’energia pulita pari a 14 miliardi di dollari rispetto agli 1,3 miliardi registrati nello stesso periodo degli anni precedenti. Montagne di denaro che difficilmente riusciranno a fare la differenza nella lotta al clima”.

Gli investimenti delle aziende per adeguarsi ai nuovi standard della transizione ecologica

L’Europa applicherà il principio che “chi inquina, paga” e per metterlo in pratica la Commissione espanderà il meccanismo Ets, introdotto nel 2005 e che da alcuni anni sta dando risultati: il costo delle emissioni di CO2 è aumentato e le imprese hanno iniziato investire per rinverdire i loro impianti. A pagare saranno appunto i consumatori.

Le proposte della Commissione sulla transizione verde avranno anche costi sociali per ché le aziende che non riusciranno ad adeguarsi chiuderanno. Il Foglio ha pubblicato giorni fa il parere della società di consulenza strategica Bain&Co: “La transizione verso un’economia a emissioni zero nel 2050 può richiedere investimenti in Italia per 3 mila miliardi di euro”. Una cifra ben lontana cioè dai 200 miliardi del Piano nazionale di ripresa e resilienza, che servirà per raggiungere gli obiettivi fissati da Bruxelles.

 

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