Va bene la solidarietà a Di Maio. Ma le proteste no-vax sono figlie del delirio grillino

martedì 31 Agosto 20:56 - di Valerio Falerni
Di Maio

Sì, va bene, piena solidarietà a Luigi Di Maio per le minacce ricevute, con annesso invito ad estenderla a tutti i 5Stelle bersagliati dai no-vax. Ma avvertiamo sin da ora e al netto di ogni ipocrisia che la nostra è una solidarietà un po’ pelosa. Perché non ci trattiene dalla voglia di rinfacciare a lui e ai suoi consentanei alcuni atteggiamenti del passato in gran parte simili a quelli che oggi riemergono nelle proteste di chi pretende di elevare il vaccino a confine tra bene e male, dimenticando che è solo uno strumento della scienza per arginare la diffusione del virus. Basta infatti sostituire la parola “vaccino” con la parola “casta” per renderci conto che il delirio odierno è in realtà un deja-vu, un film già visto, seppur con altri attori e protagonisti.

Quando i grillini inseguirono Franceschini

Esagerazioni? Non si direbbe a riguardare un vecchio video con Dario Franceschini inseguito e braccato fin dentro un ristorante. Correva l’anno 2013 e a minacciarlo, a raffiche di onestà-tà-tà-tà, erano i grillini ubriacati dal successo elettorale. Ma analoga contestazione colpì Massimo Giletti, considerato anch’egli “casta” come Franceschini. Sicuro, perché per i ritmatori del tà-tà-tà tutto il sistema – tv, politica, scuola, giornali, università, sindacato – pensava ed agiva solo per perpetuare se stesso. All’interno di quelle mura tutto era appunto “casta”. E lì passava il discrimine tra bene e male. Apposta la narrazione grillina (Di Maio lo ricorderà bene) affrescava Montecitorio come un set di Gomorra, i parlamentari come altrettanti guaglioni di paranza e la poltrona come privilegio.

Di Maio fu solidale con i Gilet Gialli

E a giustificarla non serve invocare la purezza delle origini o l’ingenua baldanza dell’inesperienza. E sì, perché sono passati solo due anni da quando Di Maio (già ministro) e Di Battista s’inchinarono a baciare la pantofola ai Gilet Gialli francesi, gli stessi che ogni sabato mettevano Parigi a ferro e a fuoco. Che direbbe oggi se un  suo omologo d’Oltralpe venisse in Italia in segno di solidarietà con i no-vax che lo hanno minacciato? Ah saperlo, saperlo. Comunque sia, tutto questo è ormai inciso nella storia grillina e nessuno può cancellarlo. Neppure l’interesse del Pd a dare una passata di colore sulla fatiscente facciata del MoVimento. Che a Letta piaccia o meno, le farneticanti proteste di questi giorni recano il segno del grillismo. Ieri politico, oggi  sanitario. Il fatto che i suoi alleati ne siano i bersagli più esposti ne è la prova regina. Perché chi semina  vento, si sa, prima o poi raccoglie tempesta.

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