Centrodestra, oggi Meloni vedrà Berlusconi. La leader di FdI vuole parlare del dopo-Draghi

lunedì 2 Agosto 20:53 - di Redazione

Sì all’incontro, ma solo per progettare il futuro del centrodestra e non certo per parlatore di posti e poltrone. Una puntualizzazione quanto mai opportuna quella fatta filtrare da Giorgia Meloni, che domani volerà in Sardegna per incontrare Silvio Berlusconi a Villa Certosa. Una sottolineatura a scanso di equivoci, si potrebbe dire, dopo la telefonata con cui il Cavaliere aveva porto il proprio saluto a Matteo Salvini impegnato alla festa della Lega in corso a Milano Marittima. Nell’occasione, tra le altre cose, l’ex-premier aveva assicurato che presto avrebbe «rimediato» al torto subito da Fratelli d’Italia sulla Rai.

Incontro a Villa Certosa, in Sardegna

I giornali hanno subito collegato le due vicende (la telefonata a Salvini e l’invito alla Meloni) scrivendo anche che Berlusconi non intende lasciare la presidenza della Vigilanza, guidata attualmente dall’azzurro Alberto Barachini. In compenso sarebbe è pronto a dare pieno sostegno quando ci sarà la prossima tornata delle nomine nell’azienda di viale Mazzini. Una ricostruzione, quanto meno parziale se non proprio  inaccettabile per la leader di FdI. Alla Meloni, infatti, preme soprattutto capire se i nodi che oggi rallentano la marcia del centrodestra verso il governo si potranno sciogliere o no. La Rai, con il suo strascico polemico, è solo uno degli elementi del contenzioso, di certo non il più importante.

La Meloni: «Non si parlerà di poltrone»

Il quesito che la Meloni molto verosimilmente porrà a Berlusconi riguarda il rapporto tra Forza Italia e Lega, da un lato, e Mario Draghi, dall’altro. La presidente di Fratelli d’Italia vuole sapere se Berlusconi e Salvini considerano il sostegno all’attuale esecutivo come dettato dalla contingenza legata alla pandemia o, al contrario, strategico e quindi destinato a durare. È da qui che dipende il futuro della coalizione. È infatti di tutta evidenza che solo nel primo caso la diversa collocazione – FI, Lega in maggioranza e FdI all’opposizione – è destinata a non pesare. Diversamente peserà. Non tanto per la figura del premier, ovviamente, quanto per la coabitazione con la sinistra.

 

 

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