“Stuprate dal branco in spiaggia a Porto Cervo”. Per la Procura di Tempio Pausania fu “sesso consenziente”

7 Lug 2021 18:28 - di Penelope Corrado
Porto Cervo

“E’ stato terribile. A distanza di due anni sto ancora malissimo. Prendo psicofarmaci, non riesco a dormire. Penso sempre a quella maledetta notte in cui la mia amica ed io siamo state stuprate, per più di un’ora, su una spiaggia a Porto Cervo, da quattro ragazzi, quattro energumeni. Hanno abusato di noi. E adesso la Procura di Tempio Pausania chiede l’archiviazione per tutti e quattro. Non so se credere ancora nella giustizia”.

Giulia – il nome è di fantasia – è la studentessa laziale di 22 anni che ha denunciato le violenze sessuali di gruppo che avrebbe subito, insieme con un’amica, la notte tra l’8 e il 9 luglio del 2019, su una spiaggia di Baja Sardinia, in Costa Smeralda, esattamente otto giorni prima del presunto stupro di gruppo denunciato dalla ragazza italo-norvegese, sempre in Costa Smeralda, a carico di Ciro Grillo, il figlio del garante del M5S e di suoi tre amici.

Per tutti loro la Procura di Tempio Pausania ha chiesto il rinvio a giudizio, mentre per i quattro ragazzi accusati dalla giovane ‘Giulia’ la stessa Procura ha chiesto l’archiviazione perché non sarebbe stato dimostrato la violenza di gruppo.

E’ una bellissima ragazza dagli occhi chiari, Giulia. Occhi tristi, però. “Da quella notte soffro di depressione cronica – racconta in una intervista esclusiva all’Adnkronos – Non ho più voglia di ridere, di divertirmi. Di uscire. Non riesco più neppure a fare l’amore”. Ci sono molte similitudini tra i due casi. Anche qui c’è un video che dura una trentina di secondi. Anche qui ci sono quattro ragazzi che incontrano in discoteca due belle ragazze. Il passaggio in macchina. Nel caso di Grillo fino al residence in cui vive d’estate, in questo caso su una spiaggia a poca distanza dalla discoteca in cui i giovani si sono conosciuti.

“Perché per il nostro caso la stessa Procura ha chiesto l’archiviazione, mentre per il figlio di Grillo è stato chiesto il rinvio a giudizio?”, si chiede anche la madre di Giulia. E’ molto arrabbiata. E non lo nasconde.

Stupro in spiaggia a Porto Cervo: le analogie col caso Grillo

“Come ti sei sentita mentre ti spogliavano?”, “In questo momento la rabbia ce l’hai più verso di loro o verso di te?”, e ancora: “Come mai hai tolto la tutina invece di correre con la tutina a metà?”. Sono soltanto alcune delle domande rivolte dalla pm di Tempio Pausania a una delle due ragazze che hanno denunciato di essere state stuprate da quattro giovani campani, nella notte tra l’8 e il 9 luglio 2019, su una spiaggia in Costa Smeralda, una settimana prima della violenza di gruppo denunciata da una ragazza italo-norvegese nei confronti del figlio di Beppe Grillo e di altri tre ragazzi genovesi. Le domande sono state poste durante le sommarie informazioni rese da una delle due giovani, Giulia e Marta (i nomi sono di fantasia ndr), dopo il presunto stupro. La ragazza, come ha potuto leggere l’Adnkronos, racconta alla pm Ilaria Corbelli e alla Polizia giudiziaria cosa accadde quella notte a Porto Cervo.

“I ragazzi mi ripetevano di togliere la tuta – racconta – e io rispondevo ‘No, voglio toglierla, no!’ e loro ridevano e continuavano finché non me l’hanno sfilata”. Allora la pm le chiede: “Perché quando la tutina è arrivata alle cosce non l’hai tirata su invece di liberartene?”. “Perché nel mentre sentivo le loro mani ovunque, mi toccavano i fianchi e cercavano di toccarmi il seno. Mi dava fastidio e non sapendo come uscire da quella situazione mi sono sentita di lanciarmi in acqua subito”. “E come mai l’hai tolta invece di correre con la tutina a metà in acqua?”. “Con la tutina all’altezza delle cosce non sarei riuscita a correre”. Poi un’altra domanda: “Come ti sei sentita mentre ti spogliavano?”. E Marta risponde: “Impotente, nel panico, non sapevo più come fare. Non ho pensato a nulla, ero bloccata. Ho fatto corsi di difesa ma non sono riuscita a difendermi. E mi dà fastidio”. Infine altra domanda della pm: “In questo momento la rabbia ce l’hai più verso loro o verso di te?”. “Ero nel panico, ero arrabbiata con loro, il buio attorno a me”.

Un giovane sardo che si trovava sulla spiaggia su cui sarebbe avvenuto lo stupro di gruppo e che, a distanza, avrebbe ripreso quanto avveniva in acqua, tra due ragazze e quattro giovani a Baja Sardinia.

“Mentre si trovavano a circa 10 metri di distanza da loro – scrive la Procura nella richiesta di archiviazione visionata dall’Adnkronos – S. poteva notare che le ragazze erano a petto nudo, abbracciate, e i ragazzi campani attorno a loro, in particolare uno era dietro ‘Giulia’. Di quei momenti B. girava un breve video col suo cellulare. Dopo avere sistemato il pedalò in riva S. e gli amici osservavano dalla spiaggia ciò che accadeva in acqua per circa dieci minuti e potevano apprezzare che i ragazzi campani, tutti in acqua, erano attorno alle ragazze, le abbracciavano, le baciavano. S. assisteva all’amplesso tra Giulia e uno degli indagati. In seguito i ragazzi campani entravano e uscivano dall’acqua, durante i quali S. era spettatore di un altro rapporto sessuale che vedeva protagonista questa volta Marta”.

“Questo rapporto è durato meno di un minuto – dice ai pm – La ragazza non gemeva, La scena mi è sembrata strana. Il ragazzo le stava dietro e cercava di avere un rapporto con colpi di rapida sequenza, la mia impressione è che la ragazza accettava passivamente quanto stava accadendo”. Poco dopo le due ragazze sono salite dalla spiaggia, nude, solo con gli slip, “piangevano e si abbracciavano”, dice.

Per la difesa degli indagati e per la Procura le giovani erano consenzienti

“Apparivano sotto choc, tanto da rispondere in maniera confusa, piangendo, dandosi la colpa e giustificandosi nel dire di essere andate in spiaggia solo per farsi un bagno”. “Il teste allora si scusava con le ragazze per non avere compreso la situazione e non essere intervenuto”, dice la Procura. Secondo i pm il video di Porto Cervo dimostrerebbe che i rapporti sarebbero stati consenzienti, a differenza di quanto dicono le ragazze che sostengono di essere state “paralizzate dalla paura” durante il presunto stupro di gruppo.

Le violenze, secondo la difesa degli accusati, sono invece “smentite dai testimoni oculari che parlavano di ‘divertimenti’, e che le due giovani non erano assolutamente terrorizzate. Le persone offese hanno raccontato una scena che poi non ha trovato alcun riscontro, come quella di essere state costrette a spogliarsi in spiaggia a Porto Cervo”. L’avvocato Cesare Gesmundo, legale di uno degli indagati, dice infatti che le ragazze “non erano ubriache o brille, come dicono loro. Erano lucide perché avevano bevuto poco. Solo qualche drink. Non erano in una situazione di alterazione psicofisica. Per questo il pm ha chiesto l’archiviazione”.

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