Treviso, due anziani non vaccinati in ospedale con sintomi seri: uno è in terapia intensiva

giovedì 15 Luglio 17:56 - di Prisca Righetti
no vax Treviso

L’Italia gira intorno all’obbligatorietà di vaccino e green pass cercando, col solito cerchiobottismo, di non decidere né in un senso, né in un altro. I virologi litigano ormai ininterrottamente tra di loro: divisi tra integralisti delle misure restrittive e fautori di un progressivo ritorno alla normalità. Tra polemisti inferociti per i festeggiamenti del dopo vittoria della nazionale agli Europei. E opinionisti decisamente più ottimisti sulle possibili conseguenze dei caroselli di piazza, il vero discrimine continuano a farlo i vaccini.

Due no vax finiscono in ospedale a Treviso

Lo dimostra, una volta di più, quanto accaduto a Treviso: dove due persone, di 71 e 85 anni, entrambe non vaccinate, sono ricoverate nei reparti di terapia intensiva e di malattie infettive all’ospedale Ca’ Foncello della città, perché contagiate dal Covid. E, riferisce l’Ansa, «portatrici di sintomi seri». Uno dei due pazienti, una donna, avrebbe contratto il virus dalla figlia, a sua volta contraria alle vaccinazioni. Eppure, come sottolinea in queste ore il direttore generale dell’azienda sanitaria Ulss 2, Francesco Benazzi, e come riferisce l’Ansa: «Questi due nuovi casi segnano: da un lato, purtroppo, la ripresa dei ricoveri per Covid. E, dall’altro, ribadiscono ancora una volta l’assoluta importanza della vaccinazione. Specie per le categorie più fragili. Ma non solo»…

Treviso, uno dei due no vax ricoverati è in terapia intensiva

Dunque, il caso di Treviso testimonia l’importanza delle vaccinazioni a tutela della propria e dell’altrui salute. E dimostra come il rifiuto a vaccinarsi possa comportare il serio di rischio non solo di contrarre il virus, ma di contagiarsi in modo grave. Una contrarietà ostinata all’immunizzazione che gli studi scientifici che sostengono come la doppia dose di siero anti-covid protegge in percentuale dall’infezione e, soprattutto,  dal contagio di una forma grave della malattia, delegittimano con argomenti incontrovertibili.

Il drammatico caso dell’infermiera no vax americana

Eppure, da tempo i media dedicano ampi spazi al dibattito sull’opportunità vaccinale. E solo qualche giorno fa, la stampa ha riservato molta attenzione al caso di Olivia Guidry: un’infermiera no vax americana, deceduta sabato scorso all’ospedale Ochsner Lafayette General (in Louisiana). Aveva appena 21anni, e la sua giovane vita è stata stroncata dal Covid. La ragazza, convinta assertrice della pericolosità delle vaccinazioni. E della possibilità che le fiale utilizzate per le immunizzazioni potessero in qualche modo infierire sull’organismo a livello sistemico, alterando il Dna umano, aveva sostenuto la causa no vax in numerosi post e tweet sui social.

La battaglia della giovane Olivia

A più riprese. E fino all’ultimo. Con un messaggio affidato al web in cui aveva scritto: «Non vaccinatevi. Siamo un esperimento sociale». Poi, la battaglia no vax ha ceduto il passo a quella contro il virus. Combattuta per giorni nell’unità di terapia intensiva dell’ospedale, dove poi Olivia purtroppo è deceduta...

 

 

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