Pellegrino Artusi celebrato nella sua città natale. Col suo ricettario costruì l’identità italiana

mercoledì 28 Luglio 11:50 - di Adele Sirocchi
Artusi

Dal 31 luglio all’8 agosto spettacoli, convegni, degustazioni e concorsi culinari dedicati a Pellegrino Artusi. Torna a Forlimpopoli, per la seconda volta in piena estate in concomitanza con il compleanno di Pellegrino Artusi, il 4 agosto, la tradizionale Festa con cui il comune in provincia di Forlì-Cesena celebra il proprio concittadino più celebre.

Raccolse 800 ricette nel suo libro più noto

È stato lo chef degli chef, il gastronomo che ha dato un sistema organico alle pietanze italiane, raccogliendone quasi 800 nel suo libro più noto da cui nessun cuoco può prescindere: La scienza in cucina e l’arte di mangiare bene, il ricettario più famoso della cucina del Bel Paese, che non contiene solo istruzioni per preparare i cibi ma è anche un invito al gusto e all’arte del convivio.

Artusi era figlio di un droghiere

Pellegrino Artusi, nato il 4 agosto 1820 a Forlimpopoli, era figlio di un droghiere. Studiò al seminario di Bertinoro e poi all’Università di Firenze. Dopo avere aiutato il padre nel suo commercio, nel 1852 si trasferì a Firenze e l’anno successivo a Livorno. Il trasferimento avvenne dopo che la sua famiglia aveva subìto l’assalto della banda dei briganti guidati da Stefano Pelloni, detto il Passatore.

Il suo libro contribuì alla costruzione dell’identità italiana

A Firenze frequentò gli ambienti letterari, dando alle stampe nel 1878 una Vita di Ugo Foscolo e tre anni dopo le Osservazioni in appendice a trenta lettere di Giuseppe Giusti. Ma la sua fama è legata a La scienza in cucina e l’arte di mangiar bene, un’opera che ebbe immediato e duraturo successo, le cui ricette sono desunte principalmente dalla cucina tradizionale toscana e romagnola ed esposte con un linguaggio ricco di considerazioni e di aneddoti. Un’opera importante perché nel trattare la cucina popolare facendola divenire arte riservata alle famiglie borghesi contribuì alla costruzione dell’identità italiana, dove un posto fondamentale è occupato dalla buona tavola.

Il suo libro ha venduto all’epoca un numero record di copie: 1 milione e 200mila

Nel 1891 Artusi decise di far stampare il libro a spese proprie e, con sua grande soddisfazione, in breve tempo le mille copie di questa prima edizione andarono esaurite. Ben 15 furono le ristampe e le revisioni che si susseguirono fino al 1911 (anno della morte di Artusi) quando il libro era già arrivato a vendere il numero record, per quei tempi, di 1 milione e 200 mila copie.

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