Nostalgia canaglia, ora Nanni Moretti rimpiange D’Alema: «Che bravi i politici di una volta»

sabato 24 Luglio 10:29 - di Francesca De Ambra
Nanni Moretti

Se il presente ti sembra avaro di soddisfazioni, tuffati nel passato. È l’incoercibile legge dettata dall’umana paura di guardare al futuro dopo una delusione. Ne sa qualcosa anche Nanni Moretti, che ha scelto Bologna per rifarsi del mezzo fiasco rimediato al Festival di Cannes. Una scelta non casuale, dal momento che la città delle Due Torri evoca direttamente la Bolognina, il congresso della svolta, le lacrime di Occhetto, l’archiviazione del Pci e l’annuncio della Cosa che ne avrebbe preso il posto. E proprio così – La Cosa – Nanni Moretti ribattezzò il suo docufilm sul travaglio della sinistra all’indomani del crollo del Muro di Berlino.

Nanni Moretti girò La Cosa, film sulla svolta di Occhetto

Un lavoro più giornalistico che artistico, realizzato direttamente nelle sezioni del partito. Era lì – ricorda oggi La Stampa – che il regista si era imbucato per ascoltare la mitica base e registrarne le reazioni lontano dalle dichiarazioni ufficiali dei suoi dirigenti. A trent’anni da allora («ma sembra trascorso un millennio») il ritorno a Bologna con la versione restaurata de La Cosa che Nanni Moretti utilizza per tracciare il confine tra un prima e un dopo della politica. Un’operazione nostalgia riferita soprattutto a sinistra, ma che potrebbe essere estesa a qualsiasi latitudine ideologica. È il confronto tra la liturgia novecentesca dei partiti pesanti e l’insostenibile leggerezza delle sigle attuali. Lì i congressi, le discussioni infinite, i documenti da mettere in votazione; qui i tweet, i post su Fb e i monologhi della diretta video.

La versione restaurata presentata a Bologna

Nanni Moretti non ha dubbi su quale preferire: meglio lo spaesamento dei militanti base di fronte allo sgretolamento del comunismo realizzato che le finte certezze delle leadership attuali. Almeno era autentico nella sua drammaticità. Al contrario, oggi tutto appare posticcio, targhettizzato e perciò stesso propagandistico. «Il ceto politico era di un altro livello rispetto ad oggi», è la sentenza dell’inventore dei girotondi antiberlusconiani. Affermazione singolare, visto che fu proprio lui a dire dei vari D’Alema, Fassino e Veltroni «con questi dirigenti non vinceremo mai». Evidentemente, se la sinistra ha mutato pelle, lui ha cambiato opinione. Ora di D’Alema ha persino nostalgia.

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