La sinistra arruola il cadavere della Carrà per il ddl Zan: «Era un’icona del mondo gay»

martedì 6 Luglio 19:28 - di Francesca De Ambra
Carrà

Di primati Raffaella Carrà ne ha collezionati davvero tanti. Mai perciò avrebbe immaginato di aggiungere al proprio palmares anche quello di cadavere più velocemente strumentalizzato dalla politica. Già, il suo è ancora caldo e già qualcuno – tal Enrico Cibelli, sceneggiatore – propone di intitolarle il disegno di legge che sta spaccando come una mela la maggioranza draghiana al Senato: non più ddl Zan ma ddl Carrà. Carramba che lenza!, verrebbe da commentare. Questo sì che sa come ritagliarsi il proprio attimo di celebrità. Infatti la sua ideona corre sul web più veloce della luce. Il mondo delle spettacolo l’ha accolta con un ola da stadio che forse neanche i tifosi italiani stasera a Wembley se faremo goal alla Spagna

Lo sceneggiatore Cibelli: «Da ora si chiami ddl Carrà»

In compenso, chissà quante altre celebrity staranno invece rosicando al solo pensiero di aver mancato il colpo della vita, peggio ancora se l’hanno pensato ma senza esplicitarlo come il prode Cibelli. Il merito è tutto suo. Del resto è lui che ha curato la consegna postuma alla soubrette della patente di «vera e propria icona del mondo Lgbt», dal momento che «ne aveva più volte sposato le istanze». Vero o falso non si sa. Né mai si saprà, dal momento che la diretta interessata non può confermare. Il vizio di mettere le parole in bocca ai morti è antico almeno quanto quello di manomettere i testamenti. Sì, certo ha sdoganato l’ombelico in tv e inventato un ballo sensuale come il Tuca Tuca sfidando la censura Rai. Ma solo perché aveva coraggio.

Bandiere arcobaleno listate a lutto

Come Mina, cacciata dalla tv di Stato perché madre nubile, o come Katherine Spaak che viveva da sola quando era sconveniente farlo per una signora. Vero, la Carrà ha cantato Luca, un amore gay. Ma prima lo avevano fatto i Pooh e, quando l’argomento era addirittura tabù, uno chansonnier del calibro di Charles Aznavour. Icona del mondo gay la Carrà? Certo, ma come lei stessa ammise «senza fare nulla». A conferma che non aveva bisogno di lobby o di padrini per raggiungere il successo: le bastavano belle gambe collegate ad un’ottima testa. Ma il messaggio è ormai passato. Le bandiere arcobaleno, simbolo dell’orgoglio omosessuale, sono listate a lutto nel tentativo di arruolarne il cadavere per la battaglia sulla “Zan”. Lo sono idealmente anche le nostre. In segno di dolore per la pietà che è morta.

 

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