Carrà, il mondo Lgbt in lutto: nel 1978 cantò di un gay con il brano “Luca”, ma prima ancora i Pooh…

martedì 6 Luglio 11:56 - di Francesco Severini

Raffaella Carrà fa piangere anche il mondo Lgbt, che sparge lacrime di commozione per la sua morte. Non è un mistero che le canzoni di Raffaella, come ha subito annotato Vladimir Luxuria, fossero la colonna sonora dei Pride. I suoi look, afferma ancora Luxuria, ispiravano le drag queen di tutto il mondo. Ma non era solo una questione estetica a legare la Carrà a quel tipo di sensibilità.

Raffaella Carrà, icona gay suo malgrado

Lei stessa non si spiegava esattamente l’amore che quell’ambiente le tributava. E ne parlò in questi termini con il Corriere della sera, in un’intervista di quattro anni fa: “Ho iniziato a informarmi, anche perché molte persone dei cast dove ho lavorato erano gay. Mi sono sempre chiesta com’è possibile che esista questo gap tra genitori, figli, amici e società di fronte a delle creature? Sono diventata icona gay mio malgrado, non ho fatto nulla: mi chiedono di essere presente a diverse sfilate e così qualche anno fa sono andata a Madrid e li ho beccati tutti. Il miglior premio per me è che la gente mi voglia bene”. A Madrid la Carrà ricevette il premio World Pride 2017 Award.

Cirinnà esagera: Carrà maestra di femminismo…

Poi c’è chi va oltre: la solita Monica Cirinnà trasforma Raffaella Carrà in una maestra di femminismo. Il motivo, se ne deduce, dev’essere stato quell’ombelico scoperto mostrato in tv nel lontano 1969. Uno scandalo liberatorio. Cui seguì il Tuca Tuca. Ma si tratta di esegesi legate all’oggi, perché all’epoca le femministe consideravano il mestiere di show girl come un esibizionismo ad uso e consumo degli appetiti patriarcali. The Guardian  celebrò Raffaella come la diva che aveva insegnato all’Europa le gioie del sesso. E in effetti a questo fa riferimento il brano Tanti auguri (“Com’è bello far l’amore da Trieste in giù”) che risuona spesso durante i Pride.

Il brano “Luca” del 1978 e quello dei Pooh di due anni prima

Ora, nello scrivere di lei e di quanto ha condizionato il costume italiano, si fa riferimento al brano del 1978 Luca, dove si parla di un ragazzo con i capelli biondi come l’oro che preferisce l’amore di un altro uomo a quello di una ragazza. Ma non è stata Raffaella a cantare per prima i gay. Lo avevano fatto due anni prima, nel 1976, i Pooh con la canzone Pierre. Quel brano, anzi, esprime rispetto e attenzione per un transessuale. Così si deduce dall’incontro con un vecchio compagno di scuola riconosciuto nonostante il suo travestimento. “E scusami
Se ti ho riconosciuto però /Sotto il trucco gli occhi sono i tuoi/ Non ti arrendi a un corpo che non vuoi sentire/Pierre sono grande/ Ed ho capito, sai/Io ti rispetto/Resta quel che sei/Tu che puoi”. E prima ancora dei Pooh, Charles Aznavour con la splendida Quel che si dice, censuratissima dalla Rai nel 1972: “C’e’ qualche ritardato che/ Crede di scimmiottare me/ con l’ancheggiare. Povera gente che non sa/ Quanto ridicola si fa da compatire.. Gente che ride piu’ che puo’/ Parla con gesti da tenore e grande attrice/ Io, lazzi e frizzi lascio che passino alti su di me/ Un uomo o quello che si dice”.

 

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