La scusa dei 99 Posse di provocazione artistica non convince il giudice: condannati per le minacce a Salvini

lunedì 12 Luglio 14:28 - di Guido Liberati

Condannati per diffamazione: Luca Persico detto ‘O Zulù e Marco Messina – entrambi del gruppo musicale dei 99 Posse – dovranno pagare 8mila euro più un risarcimento e le spese legali per alcune frasi contro Matteo Salvini pronunciate nel 2015, alla vigilia di un comizio del leader della Lega a Napoli, in cui gli rivolsero frasi offensive e minacciose per impedirgli di arrivare in città. La decisione è del Tribunale di Napoli. Tra 90 giorni ci saranno le motivazioni. Lo rende noto la Lega. “Siamo soddisfatti, lo scudo dell’arte invocato dai 99Posse non protegge e non legittima ogni messaggio e in particolare quelli di odio alla persona”, ha detto Claudia Eccher, avvocato di Salvini.

Alla base della causa per diffamazione, un video diffuso dai 99 Posse nel 2015 alla vigilia di una manifestazione di Salvini a Roma. Nell’udienza del 15 marzo scorso Salvini è stato ascoltato come persona offesa e ha ricostruito il “clima non bello” che circondava la manifestazione di piazza del Popolo a Roma, una delle prime della “nuova” Lega nazionale guidata da Salvini.

“Ancora nel mirino dei 99 Posse, ne sono onorato. Anche se continuo a preferire De Andrè, Vasco, Bennato e i Pink Floyd”, aveva commentato su Twitter il leader del Carroccio. Nel 2015 Marco Messina in un video si appellò al leader della Lega apostrofandolo con una tipica offesa napoletana. “È da un po’ che ho imparato che cosa voglia dire in napoletano l’offesa ‘Si na lota’ – ha detto Salvini ai giornalisti all’esterno del Palazzo di Giustizia di Napoli – Il giudice mi ha ripreso, dicendomi che non si possono ripetere le parolacce in aula”.

«Se uno sbaglia e chiede scusa per me la partita è finita». In udienza il leader della Lega aveva ribadito la sua volontà di chiudere in questo modo il processo che lo ha condotto a Napoli, come parte offesa per diffamazione. Il senatore Salvini aveva risposto alle domande di parte civile, del pm Damiani e dello stesso presidente Palumbo. Ricordando il clima del febbraio del 2015, quello in cui una contromanifestazione dei centri sociali al presidio della lega in piazza del Popolo fu scandita da slogan incendiari. «Se mi offendono non ci faccio caso più di tanto, ma se sento inviti a prendermi a calci, ovunque io mi trovi, sento di dover difendere la mia incolumità e quella dei miei sostenitori».

 

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