“Salvini, ti prendiamo a calci”. I 99 Posse minacciano e “scappano”. Querelati, disertano il tribunale

lunedì 15 Marzo 17:11 - di Luca Maurelli

“Il 28 tutti in piazza contro Salvini. Perché Salvini è come si dice a Napoli una lota e deve essere preso a calci nel deretano ogni volta che mette piede nelle strade della città”. Parole e offese dei 99 Posse, del leader Zulù, elegante soprannome che ben sintetizza l’aplomb tribale di Luca Persico, nomignolo attribuitogli – secondo la leggenda mai smentita – da una vecchietta alla quale non aveva voluto cedere il posto sull’autobus – pensava di potersi permettere qualsiasi cosa, se di mezzo c’era Matteo Salvini.
Invece l’orecchinato e tatuato cantante s’è beccato una querela della quale – a quanto pare – va anche un po’ orgoglioso, ma che forse gli costerà qualche soldino in tribunale, visto che Salvini ha spiegato che – senza ottenere le scuse, che non sono mai arrivate – andrà avanti fino alla fine. Quel video messaggio del luglio 2015, con il quale Luca Persico “Zulù”, leader del gruppo ultra comunista napoletano che fa musica rap e che si esibisce soprattutto a beneficio del centri sociali, era stato il grido di battaglia di quei groppuscoli della sinistra che si preparavano alla venuta, a Roma, del leader leghista.

Salvini chiede ai 99 Posse le scuse e soldi per i volontari di Napoli

Oggi, nel tribunale di Napoli, si è svolta la prima udienza del processo a carico della band napoletana, querelata da Salvini. Il leghista, rispondendo in aula alle domande del pubblico ministero e dell’avvocato di parte civile, Claudia Eccher, ha ricostruito il clima in cui era apparso il video ritenuto diffamatorio, ovvero prima della manifestazione indetta a Roma, in piazza del Popolo, contro il Governo Renzi. Il leader della Lega ha detto che sarebbe stato disponibile a ritirare la querela nei confronti dei 99 Posse “se chi mi ha minacciato e insultato chiede scusa e fa una donazione di 1000 euro a una associazione di volontariato di Napoli, da quelle per i disabili a quella di Pino Maddaloni. In quel caso la causa si potrebbe chiudere qui perché i tribunali hanno cose più importanti delle quali occuparsi”.

Dalla band, non presente in aula, non è però arrivata alcuna manifestazione di pentimento.

Le offese a Salvini dei 99 Posse nel video, al minuto 1.00

I fatti risalgono al 17 febbraio 2015. Come si vede nel video in alto il gruppo napoletano invitava i cittadini a scendere in piazza per manifestare contro Salvini definendolo “razzista” e “come si dice a Napoli una lota e deve essere preso a calci nel deretano ogni volta che mette piede nelle strade della città”, aveva detto Marco Messina, membro della band. Oggi è iniziata la resa dei conti in un’aula di gustizia.

“Torno a casa sereno lo stesso, me ne farò una ragione. Ho gusti musicali diversi, preferisco De Andrè e De Gregori ai 99 Posse ma questo fa parte della soggettività e del bello della musica. Quando uno parla di prendere a calci nel sedere un’altra persona che non ha diritto di venire a Milano, a Roma o a Napoli o in altre città italiane, non fa una critica politica, istiga alla violenza. Se uno sbaglia, ammette l’errore e chiede scusa e fa una donazione a un’associazione del territorio, io la prossima volta tornerò qua a occuparmi di lavoro e non degli insulti dei 99 Posse”.

La Lega e il candidato Maresca per Napoli: “Un’ottima candidatura”

“Spero che arrivi presto il voto per il sindaco di Napoli e dal mio punto di vista personale penso che Catello Maresca sia una grande opportunità per Napoli e per un rinascimento di questa straordinaria città”, ha detto Matteo Salvini, leader della Lega, a margine dell’udienza  per il processo in cui sono imputati per diffamazione nei suoi confronti i 99 Posse. “Maresca l’ho sentito e l’ho incontrato più volte, lo apprezzavo da magistrato e lo apprezzo tutt’ora da magistrato anticamorra che conosce benissimo i quartieri, le periferie, i disagi e le speranze dei borghi di Napoli, e penso che da sindaco possa fare tanto per questa città”, ha aggiunto Salvini. a

Il video con l’intervista all’esterno del tribunale

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