La ridicola pretesa di fare di Francesco d’Assisi un testimonial della legge Zan

sabato 26 Giugno 11:11 - di Annalisa Terranova

Ci mancava solo Francesco d’Assisi testimonial della legge Zan. E non si tratta di una fesseria sfuggita in un talk show. Parliamo di un titolo del quotidiano La Stampa, che interpella la regista Liliana Cavani sul ddl anti-omofobia. E la Cavani dice: “In tutto il mio cinema e per tutti questi anni ho raccontato la tolleranza, la libertà di pensiero, i delitti che avvengono quando si prevaricano gli altri. Il mio Francesco (anzi i miei “Franceschi”, visto che per tre volte ho raccontato il poverello di Assisi) sono l’emblema di quanto fede e tolleranza possano e debbano coesistere“. Tanto basta per sparare il titolo “Il mio Francesco sta con Zan”.

Francesco d’Assisi per i grillini era anche un supporter del reddito di cittadinanza

Il santo di Assisi ci è abituato: anche i grillini lo hanno arruolato come supporter del reddito di cittadinanza. Beppe Grillo lo indicò come l’ispiratore del progetto 5Stelle di “abolizione” della povertà. Marciando su Assisi, la città-santuario del Poverello, il fondatore del Movimento, in vesti pauperistiche medievaleggianti, sembrò un fra’ Dolcino resuscitato. Il vendicatore dei poveracci che, col reddito, avrebbero riacquisito il diritto a vivere. Sappiamo come è andata finire: un disastro. I beneficiari non vogliono saperne di trovarsi un lavoro e le truffe sono all’ordine del giorno. San Francesco potrà mai perdonarli?

Il pauperismo di Francesco d’Assisi non è una bandiera progressista

Del resto c’è un’irresistibile tendenza, dalle parti della sinistra, a fare del pauperismo di San Francesco d’Assisi una bandiera del progressismo salottiero. Non dimentichiamoci del fatto che Dacia Maraini nel 2013 col suo libro  Chiara di Assisi (Rizzoli) trasformò la fondatrice delle clarisse  in personaggio rivoluzionario e protofemminista, moderno per la pratica dell’anoressia (il digiuno) e addirittura accostabile all’icona delle femministe Olympe de Gouges, che ebbe parte attiva nella Rivoluzione francese nel sostenere l’uguaglianza di genere. Dacia Maraini così si beava della sua appropriazione indebita: “Il pensiero di Santa Chiara è talmente radicale che va al di là della religione: mette in discussione la proprietà privata, la famiglia, la gerarchia, il potere maschile. È veramente rivoluzionaria”.

Non facciamo dei personaggi storici e dei santi delle caricature

E in effetti è verissimo che il francescanesimo fu fortemente rivoluzionario ma nel senso che operò una trasformazione radicale della spiritualità dell’epoca attraverso una nuova sensibilità cristocentrica. Ideologizzare quei fermenti è un errore prospettico che nessuno storico commetterebbe e forse neanche un propagandista di buon livello. Questo per dire che fare di questi personaggi storici, fuori dalla dimensione religiosa in cui operarono, dei paladini di valori cari alla sinistra come l’uguaglianza, la povertà, la critica alle rigide regole del familismo medievale rappresenta un rischio grande, cioè di farli diventare “caricature” rispetto a ciò che furono in realtà. ma i tempi sono quelli che sono: san Francesco viene trattato al pari della fata Smemorina di Cenerentola. Basta mettergli la tunica arcobaleno e il gioco è fatto. Il senso della misura è ormai perduto…

 

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