La Meloni zittisce il terrorista Cesare Battisti: “Ridicole proteste, pensi alle sue vittime”

martedì 8 Giugno 16:12 - di Leo Malaspina

“Il terrorista e pluriassassino Cesare Battisti continua a protestare in carcere – chiedendo il trasferimento – e invia un appello ‘strappalacrime’ alla giustizia. Quaranta anni di esilio da cittadino contribuente? Dovevi passarli in carcere a scontare la tua pena. Nessuno assecondi le ridicole richieste di questo individuo”. Lo scrive su Facebook il presidente di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni, commentando le “proteste” del terrorista assassino, che si ritiene destinatario di un trattamento disumano in cella, col rischio – a suo dire – di ritorsioni islamiche.

Battisti e la protesta sul carcere non gradito

Recluso nel carcere di Rossano in un reparto nel quale “sono l’unico detenuto non legato al terrorismo islamico”, aveva sottolineato Cesare Battisti, nella sua nuova lettera di accuse al Dap di cui l’Adnkronos ha preso visione, lamentando, tra le altre cose, di essere in isolamento da oltre 27 mesi, “dei quali gli ultimi 8 senza mai espormi alla luce solare diretta”.

Il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria “ignora deliberatamente o sembra interpretare in modo singolare – scrive ancora l’ergastolano – la sentenza della Corte d’Assise d’Appello di Milano, confermata in Cassazione nel novembre 2019, la quale stabilisce che il sottoscritto deve scontare la pena in un carcere con regime ordinario. In nessun caso il reparto di Alta Sicurezza di Rossano potrebbe garantire un trattamento ordinario, giacché non è questa la sua funzione”.

Il fratello di una sua vittima lo inchioda alle sue responsabilità

“Battisti è maggiorenne e vaccinato, facesse come vuole. Se ritiene di interrompere le cure e indire lo sciopero della fame lo faccia pure…Anche quando uccise mio fratello nel 1979 era maggiorenne e sapeva quello che faceva e a cosa andava incontro. Facesse come vuole, nessuno glielo vieta”. Lo dice all’Adnkronos Maurizio Campagna, fratello di Andrea, il poliziotto ucciso in un agguato il 19 aprile 1979, a Milano, dopo l’annuncio di sciopero della fame e stop alle cure deciso da Cesare Battisti, in seguito al rigetto della sua richiesta di trasferimento per motivi di salute.

“Sull’istanza rigettata me lo aspettavo – aggiunge – di certo non possono pensare, Battisti e il suo avvocato, di decidere. La giustizia italiana ha il suo decorso e fa quello che deve fare. Se l’istanza fosse stata lecita, sarebbe stato trasferito, se è stata respinta un motivo ci sarà”. “L’epatite C che dovrebbe avere è una brutta malattia – conclude – non curarsi non sarà facile, ma lui sa quel che fa, lo ha sempre saputo. Sia quando era giovane e andava a delinquere, sia adesso. Il karma ti torna sempre indietro”.

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