Como, il consiglio comunale rinnega Alida Valli: “no” all’intitolazione del lungolago alla diva

giovedì 17 Giugno 13:58 - di Redazione
Alida Valli

Il consiglio comunale di Como dice “no” all’intitolazione di un tratto di lungolago all’attrice Alida Valli. Una decisione inspiegabile e che non mancherà di attizzare polemiche. Una l’ha già piantata Pierpaolo De Mejo, nipote della diva che ha calcato per un quarantennio le scene del cinema italiano. «Mia nonna – ricorda – era legatissima alla città di Como. Qui ha trascorso la sua infanzia e girato alcuni dei suoi film più belli. È davvero inconcepibile una decisione di questo tipo». Ancor di più se si pensa al successo, di pubblico e di critica, che ne ha scandito la carriera.

Alida Valli, istriana, ha trascorso l’infanzia sul Lario

Le sue parole traboccano di amarezza e delusione e anche di qualcosa di più. «Siamo profondamente indignati per l’esito di questa votazione, che di fatto nega il ricordo di una delle nostre più grandi attrici, proprio nell’anno del centenario della sua nascita». Alida Valli era infatti nata a Pola da madre istriana e padre trentino, di discendenze tirolesi. Italianissima più per scelta che per sangue adottò il suo cognome d’arte in sostituzione di quello paterno, Altenburger von Marckenstein und Frauenberg, quanto meno troppo lungo da esibire sulla locandina di un cinema. È stata una delle attrici più affascinanti e famose del suo tempo.

Lega e FI contro la mozione di FdI

Tuttavia, contrariamente a quanto solitamente accade da noi nelle questioni toponomastiche, il “no” all’intitolazione non ha a che fare con le casacche di partito. La proposta di dedicare un tratto del lungolago ad Alida Valli nasce infatti da una mozione di Fratelli d’Italia appoggiata da Pd e Svolta Civica. Trasversale anche il fronte che l’ha bocciata: Lega, Forza Italia, Lista Rapinese e gruppo Misto. «A chi ha votato contro, consiglierei di studiare a fondo chi era Alida Valli e cosa ha rappresentato questa attrice per il cinema, il teatro e per la storia del nostro Paese e non solo», dice ancora De Mejo. Indignato, ma ancora speranzoso in «un rispettoso dietrofront», da parte del Comune.

 

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