Giu 08 2021

Antonella Ambrosioni @ 11:06

Chi sono i ministri “inutili” del governo Draghi: classifica al vetriolo di Giuli: “Fanno tappezzeria”

Ma quali “migliori”, è il governo “tappezzeria”. Già, sono diversi i ministri e le ministre dell’esecutivo Draghi che, appunto, “fanno tappezzeria”: ossia come si diceva per le feste tra ragazzi, non toccano palla, nessuno se li fila. Se non ci fossero, nessuno andrebbe a “Chi l’ha visto?” preoccupato. E’ intrigante il ritratto che fa l’editorialista e scrittore Alessandro Giuli su Libero dell’esecutivo, stilando la classifica di chi sta lì come un “riempitivo”. Dopo avere precisato che la “squadra” del premier ha poche pedine fondamentali – su tutti Daniele Franco all’Economia, Giancarlo Giorgetti allo Sviluppo economico – passa in rassegna la pattuglia di ministri che non rilevano: ” tappezzeria appunto: decorativi ma già polverosi, anonimi come la cara vecchia carta da parati, non pervenuti insomma”.

La classifica degli “inutili” al governo Draghi

Prima classificata: Fabiana Dadone,  la grillina ministra delle Politiche giovanili. Il suo momento di notorietà lo ebbe “per  l’istantanea nella sua stanza ministeriale con indosso la felpa dei Nirvana e i piedi sulla scrivania”. I più l’hanno conosciuta per questo: “ovvero la villania istituzionale che declassa pure la giusta causa delle battaglie contro la violenza sulle donne”, scrive Giuli. Nota anche per “una pervicace militanza pro cannabis; da ultimo, immancabile, è arrivato il suo endorsement pro ddl Zan e a favore del voto ai sedicenni”. Niente di essenziale al suo attivo. A meno che non si intenda per tale l’aperture di “un canale Twitch, lei nata nel 1984, per intervistare ‘giovani creativi’. Dichiarando: «Ho imparato a non guardare questo mondo solo con gli occhi dell’adulto e ho perso anche lo scetticismo che avevo verso i videogame, che conoscevo ancora poco». “Tappezzeria ludopatica”, chiosa Giulì. Passiamo oltre.

Giuli: “Dadone, Cingolani e gli altri”

Seconda in classifica Luciana Lamorgese, “il ministro dell’Interno preferito da scafisti e trafficanti di carne umana provenienti dalla nostra povera, amata Africa”. La ministra dell’Interno “è una professionista di lungo corso al Viminale, la si può abbinare con qualsiasi arredamento. Il punto – stigmatizza l’editorialista- è che da un prefetto roccioso come lei non ci si attendeva tanta trascuratezza”. Sono fatti la gestione blamna dei flussi migratori, gli sbarchi in aumento, gli accordi europei sui ricolloca menti firmati a Malta prima della pandemia. Una presa in giro, disattesi dagli Stati continentali. Con Francia e Germania che gli “incartano” la partita e si oppongono alle revisioni dei trattati che penalizzano l’Italia. “Tappezzeria colabrodo”, è la chiosa di Giuli. Da non dimenticare che  l’interlocuzione europea sui migranti l’ha avocata a sé Draghi in persona.

L’editorialista assegna la medaglia di bronzo a Roberto Cingolani, Transizione ecologica, protagonista di un mistero buffo. Uno studioso, uomo di scienza, presentato come molto gradito a Beppe Grillo e ai grillini. Eppure bastonato dal direttore del FattoMarco Travaglio, che ha iniziato contro di lui una campagna delle sue: lo ha  soprannominato  “Attila ad honorem” perché seconso lui si tratta di “essere sotto mentite spoglie il migliore amico dei nemici dell’ambiente”. Del resto Cingolani non fa nulla per farsi notare, al che ” A ‘sto punto aridatece Pecoraro Scanio, così almeno ci divertiamo un po’. Tappezzeria esoterica“, va giù implacabile Giuli.

Il ministro Bianchi, “collaborazionista dei banchi a rotelle”

Al quarto posto in questa “speciale” classifica troviamo Patrizio Bianchi. Il ministro dell’Istruzione è passato agli “onori” (si fa per dire) delle cronache per l’ostilità alla consecutio temporum (io «speriamo che faremo bene»); per avere rivendicato l’operato della Azzolina per gestire -malamente come abbiamo constatato – l’emergenza Covid nelle scuole. E per essere “un collaborazionista dei banchi a rotelle e un volonteroso carnefice degli studenti devoto alla dottrina Dad”, leggiamo. Oltre a rivendicare i famigerati inutili, costosi e inutilizzati banchi a rotelle, ha fatto anche altro: “non sapendo di quanto allungare l’anno scolastico, ha deciso di chiuderlo in anticipo. Provinciale ferrarese inurbato nel mondo, accademico pluridecorato con formazione economica; ha gli stessi problemi comunicativi del suo mentore Romano Prodi: non scandisce. Tappezzeria paludosa”.

Giuli, il governo Dragi e i ministri tappezzeria

Quinta è Maria Cristina Messa, ministra di Università e ricerca. L’unica sua “rilevazione” nel dibattito pubblico risale a un paio di settimane fa, e non era una buona notizia, ricorda Giuli. La ministra annunciava: nessuno sconto sulle rette universitarie anche per il periodo in cui gli atenei sono rimasti chiusi:  «La didattica a distanza costa più di quella in presenza», motivò lo schiaffo a studenti e famiglie. La professoressa Messa in compenso ha fatto vaghe e verbose promesse: “gestirà i 15 miliardi che il Recovery le assegna, tra risorse nazionali ed europee; «per dare la possibilità a tutti gli studenti di iscriversi all’università», grazie a borse di studio e all’allargamento della no tax area. Vasto programma. Tappezzeria accademica”, la bolla Giuli.

Ritrattino esilarante per l’ultimo classificato, quel Federico D’Incà, ministro dei Rapporti con il Parlamento: ” il volto mite dell’usciere da cui è sempre piacevole ricevere uno squillante «buongiorno dotto’». Non deve fare nulla, solo ripetere ciò che viene detto da altri, dal premier, dal Capo dello Stato. Per non sbagliare. Difficile compito… Del resto “È chiamato dal destino a un compito non facile: mantenere la buona creanza tra il governo Draghi e il Parlamento più balcanizzato che si ricordi”. Per lui Giuli ha coniato l’epigrafe “tappezzeria para…”. Perché? Perché “ha trovato la formula magica per non farci scoprire che non ha nulla da dire: aspetta che il capo dello Stato esterni e si mette in scia, ripetendo pari pari le parole di Sergio Mattarella”. Controllare in agenzia per credere. Alla faccia dei migliori. Non siamo messi bene.