La Dadone la spara grossa: esulta sui fantastiliardi incassati col cashback. Ma i conti non tornano

sabato 5 Giugno 13:33 - di Chiara Volpi
Dadone

La ministra grillina Fabiana Dadone ne spara un’altra delle sue. E così, nella foga di dare contro agli avversari di sempre, Giorgia Meloni e Matteo Salvini, notoriamente contrari dal primo istante a quella misura, cinguetta a nuora perché suocera intenda di fantomatici fantastiliardi incassati dal fu governo Conte grazie al cashback. Postando in un tweet lo scivolone matematico-politico in cui sentenzia: «Dare soldi indietro a chi ha utilizzato pagamenti elettronici ha fatto guadagnare allo Stato 1,2 miliardi netti solo nel 2020. Meloni e Salvini hanno sempre criticato l’operazione voluta dal @Mov5Stelle. Ma la realtà è più feroce di ogni bestia comunicativa».

La Dadone e il cashback: i conti non tornano

Peccato per lei che, a proposito di bestiario comunicativo, lo svarione non passi inosservato agli utenti social. E alla Didone dice proprio male: perché tra i primi a rispondere nel merito alla ministra delle politiche giovanili, solerte nel rivendicare il presunto successo del cashcack, è un esperto della materia del calibro di Franco Bechis, noto direttore de Il Tempo. Il quale alla Dadone replica prontamente: «Citi la fonte. Nel 2020 è durato 22 giorni, quindi allo Stato in più 55 milioni circa al giorno. Oltre 5 miliardi di consumi in più grazie a cashback secondo lei. Invece a dicembre 2020 consumi giù e incassi Iva scesi di 1,4 miliardi. Temo che le abbiano rifilato una panzana»…

Bechis fa due calcoli e smentisce la Dadone

Tana per la ministra Dadone: che si è dimenticata di ricordare che lo strumento è stato applicato, lo scorso anno, solo per una ventina di giorni, a dicembre. Mese in cui i consumi sono scesi. E se la matematica non è un’opinione… Ma tant’è. Del resto la grillina al governo non è nuova alle gaffes con gli avversari in Parlamento, e alle toppe a cui è costretta a ricorrere il minuto dopo. Come quando, ricorda Libero per esempio, durante un dibattito in corso in Aula bacchettò «l’ex ministro per le Riforme e i Rapporti con il Parlamento Maria Elena Boschi, colpevole di non prestare attenzione al discussione e di perdere tempo parlando al telefono». Peccato per la Dadone, però, che in quel caso la Boschi fosse distratta dalla notizia della liberazione di Greta e Vanessa, le due volontarie italiane rapite in Siria. Che, guarda caso, proprio la Boschi aveva il compito di annunciare al Parlamento…

La ministra tra gaffes e scivoloni in Aula

Un altro scivolone, ormai emblema di una modalità divenuta tipica nel tempo, di approcciare con gli avversari. Un modello comportamentale, peraltro, che la Dadone ha rispolverato ancora negli ultimi tempi per il Ddl Zan. Come quando, in una recente intervista a la Repubblica, tuonando contro tutti ha dichiarato: «Trovo assurdo il dibattito che si è creato in Parlamento tra chi è pro e contro». Sparando a zero, indistintamente, nel mucchio…

 

 

 

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