Pio e Amedeo prendono a schiaffi i “politicamente corretti” e trionfano con “Felicissima Sera”

sabato 1 Maggio 17:12 - di Hoara Borselli
Pio e Amedeo

Che le persone abbiano voglia di leggerezza lo hanno dimostrato gli ascolti crescenti di Felicissima Sera, lo show di successo trasmesso venerdì sera su Canale 5 che ha visto al timone il duo Pio e Amedeo. Una coppia che settimana dopo settimana ha portato gli ascolti al rialzo grazie alla loro vis comica, irriverenza, sarcasmo e autoironia che ne rappresentano da sempre la cifra che li contraddistingue. Tra canzoni, risate, interviste fra il serio e il faceto, ospiti di altissimo livello che si sono prestati alle battute pungenti del duo comico, non è mai mancato lo spazio per riflessioni sulla stretta attualità. Il giorno dopo la serata conclusiva i giornali non hanno ripreso il nobilissimo gesto di Eros Ramazzotti che ha devoluto l’intero cachet ai lavoratori dello spettacolo, bensì il monologo che Pio e Amedeo hanno portato in scena su un tema fortemente divisivo ma particolarmente attuale, ovvero il “Politically correct”.

Pio e Amedeo, il coraggio di dire la verità

Diciassette minuti partiti da questa affermazione pronunciata da Amedeo: «Non digerisco che non si possa dire più niente. Oggi contano più le parole delle intenzioni. La vera differenza è la cattiveria, quella va condannata». Ecco che arriva l’esempio . «Se tu dici i neri devono stare a casa loro è peggio che dire oh negro ti vengo a prendere e andiamo a mangiare una cosa insieme. Ecco l’appunto di Amedeo: «Ho usato nero nella prima frase e negro nella seconda, ma quale è la parola più brutta da ascoltare? Sicuramente la prima, quindi il problema non è la parola ma l’intenzione che ci metti nel pronunciarla».

Nero e negro, il problema è un altro

Prosegue il monologo: «Ci sono parole che non si possono dire in televisione e invece si dovrebbe poter dire tutto, forse è questa la soluzione. Che differenza passa fra nero e negro? Una “G”. Non la pronunci e automaticamente ti ripulisci la coscienza. Questa è la vera ipocrisia. Non basta togliere una “G” al centro per lavare le coscienze dei cretini, bisogna combattere i cretini con le loro stesse armi. Se vi chiamano negri ridategli in faccia e così li spiazzate. L’ignorante si ciba del vostro risentimento!. Bisogna poter scherzare sui luoghi comuni, basta con questo politicamente corretto. Perché ai genovesi se sono tirchi puoi dirlo e agli ebrei no?».

Pio e Amedeo, inutili i Gay Pride

È un luogo comune che come tale dovrebbe valere sempre sennò scatta in automatico una discriminazione ideologica al contrario. Continua il monologo con un riferimento al mondo omosessuale dove viene puntualizzata l’inutilità nel 2021 di cortei come il Gay Pride visto che nessun eterosessuale si è mai visto sfilare con cartoni in mano rappresentanti l’organo sessuale femminile gridando compiaciuto. «Siamo tutti uguali», ribadisce Amedeo che conclude con questa riflessione: «Siamo diventati tutti pazzi e perbenisti, vogliono farci credere che la civiltà sia nella lingua , nelle parole. Ma è tutto nella testa e fino a quando non usciremo dall’ignoranza, quelli che dicono ricchioni, frocio, gay negro e nero con fare dispregiativo, ci resta un’unica soluzione, l’autoironia. Se l’ignoranza è come il Covid 19, per adesso l’autoironia è il nostro unico vaccino». Applausi.

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