Napoleone rimane un eroe della volontà, a dispetto dei fanatici politicamente corretti

23 Apr 2021 14:54 - di Adele Sirocchi
Napoleone

La Francia dibatte e s’interroga su Napoleone. Le ricorrenze sono sempre occasione di discussione e revisione e il bicentenario di Napoleone non può fare eccezione.

Le accuse dei politicamente corretti a Napoleone

L’accusa che gli rivolgono i politicamente corretti è quella di avere reintrodotto lo schiavismo nelle colonie caraibiche. Inoltre, Napoleone amava la guerra e non può certo definirsi un pacifista. Infine, era anche un po’ sessista. Accuse gravi, in tempi in cui la memoria storica subisce i colpi della cancel culture.

Lo storico Toulard: non era razzista

Al tema il Venerdì di Repubblica ha dedicato questa settimana un ampio servizio di Marco Cicala. Nel quale si raccoglie il parere dello storico Jean Tulard. «Bonaparte – dice Tulard -ristabilisce la schiavitù, ma non è un razzista. Si è formato leggendo Rousseau. Quella decisione è un gesto pragmatico, per sedare i disordini nelle piantagioni e tornare a sfruttarne le risorse. Va quindi ricollocata nel contesto dell’epoca. Epoca in cui la schiavitù era praticata nell’Impero britannico come negli Stati Uniti d’America. Senza contare che in Russia c’erano i servi della gleba e in Nordafrica i prigionieri cristiani alla catena dei musulmani berberi… Accusare Napoleone di razzismo è un po’ come rimproverargli di aver invaso la Russia a cavallo e non con l’aviazione».

Lo storico Gueniffey: amava la guerra, dove dava il meglio e il peggio di sé

Un altro storico, Patrice Gueniffey, osserva che di come è andata la storia bisogna farsi carico, visto che nessun Paese può rivendicare un passato senza episodi imbarazzanti. «Di sicuro – aggiunge – Napoleone amava la guerra come un ludopatico ama il gioco d’azzardo. Quella passione apparteneva alla sfera irrazionale della sua personalità e fu anche la sua rovina. Sebbene all’occasione possano riconoscerle una qualche grandezza, in genere ai militari la guerra non piace, la considerano un’extrema ratio, preferiscono la pace. Per Bonaparte invece l’extrema ratio è la diplomazia. Ritiene che la guerra sia sempre la soluzione migliore, la più rapida, efficace. Nello scontro dà il meglio e il peggio di sé. È geniale nella tattica. Non nella strategia».

Intrighi, gialli e complotti attorno a Napoleone

Tulard rammenta inoltre che il romanzo poliziesco fu un frutto dell’èra napoleonica: «Il romanzo di investigazione diventerà popolare dalla seconda metà dell’Ottocento. Però gli anni di Napoleone ne rappresentano il laboratorio. Da un lato perché Bonaparte è l’inventore di una polizia moderna che comincia a indagare metodicamente sulla base di indizi, e poi perché da quando conquista il potere lui si ritrova al centro d’un’infinità di complotti, intrighi spionistici, attentati falliti». Le ombre del giallo lo inseguiranno fino alla fine. Napoleone morì avvelenato? «È vero: nei capelli dell’Imperatore sono state ritrovate tracce di arsenico – sottolinea Tulard – Però ce n’erano anche in una ciocca datata 1805. Ciò significherebbe che i presunti avvelenatori avrebbero impiegato sedici anni per raggiungere l’obiettivo. Ai tempi dei Borgia i risultati sarebbero stati più rapidi e brillanti! No, documenti e testimonianze concordano: Napoleone morì di un’ulcera allo stomaco degenerata in cancro”.

Napoleone incarna il mito di colui che venuto su dal nulla trasforma la propria vita in un destino

Patrice Gueniffey insiste sul fatto che Napoleone fosse preda di una “ipertrofia della potenza”. «In lui si sviluppa un’ipertrofia della potenza, la convinzione che nulla possa resistergli. Anche per questo nelle caricature diverrà l’archetipo del matto megalomane. Bonaparte ha un concetto smisurato dell’azione. Si considera un “eroe della volontà”. In ciò stride con la cultura del Novecento. Da Mussolini a Hitler a Mao, il XX secolo è pieno di personalità decisive e terribili, ma culturalmente tende a spiegare i rivolgimenti storici attribuendoli a grandi forze collettive, sovra-individuali». Nella mentalità di Napoleone invece «la volontà del singolo svolge ancora un ruolo preponderante. E benché oggi le glorie militari o l’eroismo guerriero non siano più dei “valori” come ai suoi tempi, Bonaparte rimane un mito. Il mito di colui che, venuto su dal nulla, ha trasformato la propria vita in un destino“.

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