Napoleone, nel bicentenario della morte è guerra della memoria. Anche lui “razzista e sessista”

giovedì 11 Marzo 12:39 - di Riccardo Angelini
Napoleone

Commemorare o non commemorare la figura di Napoleone? Il presidente Emmanuel Macron, in ogni caso, ha già deciso. E il 5 maggio prossimo celebrerà il bicentenario della morte, in quanto l’imperatore è “una figura maggiore della nostra storia”. Ma la celebrazione di Napoleone nella Francia infettata dal politicamente corretto suscita dibattito.

Su Napoleone guerra della memoria in Francia

Il primo imperatore di Francia – scrive Il Foglio – è finito al centro di “una spietata “guerra memoriale” che oppone napoleonisti pronti a celebrarlo con libri, mostre e documentari, e quelli che lo ricordano soltanto per aver ripristinato la schiavitù”. Tra i primi c’è Thierry Lentz, direttore della Fondation Napoléon. “L’agenda di quelli che entrano in azione è volta a promuovere la cancel culture e il disamore per la nazione. L’imperatore è il loro bersaglio ideale dopo le prove generali con Colbert e Giovanna d’Arco”, dice Lentz.

Per neri e femministe è uno schiavista sessista

Sul fronte opposto i fanatici esponenti del Black Lives Matter come Louis Georges Tin, del Consiglio rappresentativo delle associazioni nere di Francia. “La Francia – dice – è l’unico paese al mondo che ha ristabilito la schiavitù. Non capisco come si possa continuare a celebrare la sua memoria come se nulla fosse. Insegnare Napoleone va bene, ma commemorarlo significa fare l’apologia di un crimine”. Né potevano mancare le femministe come Françoise Vergès per la quale Napoleone era soltanto un “razzista, sessista, dispotico, militarista, colonizzatore”.

Per la grande mostra su Napoleone si temono contestazioni

Questa minoranza isterica – scrive ancora Il Foglio – potrebbe arrecare turbamento alle celebrazioni e per questo “per l’esposizione alla Grande Halle de la Villette, stando alle informazioni del Parisien, verrà rafforzata la sicurezza in ragione di possibili azioni violente da parte dei militanti della cancel culture. I deliri decolonialisti di una certa Francia indignano anche una stimata figura della gauche come Laurent Joffrin, ex direttore di Libération: “Sarebbe ridicolo cancellare Napoleone dalla memoria nazionale, dato che è il francese più famoso del mondo. La sua gloria è universale”.

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