Al Bano se ne frega del “politicamente corretto” e va a cantare per Putin e Orban

lunedì 12 Aprile 17:11 - di Redazione
Al Bano

«Il 7 giugno farò un concerto a Budapest alla presenza di Putin, Orban e il presidente Azero, per l’apertura del campionato di Judo». Lo racconta, ospite di Un Giorno da Pecora su Radio1 Rai, il cantante Al Bano, confidando che da giovane era timidissimo. «Avevo mal di stomaco non solo quando dovevo iniziare a cantare ma anche solo a parlare». La simpatia del cantante italiano per il presidente russo non è una novità. Già a marzo di due anni fa, infatti, nel corso di un’intervista a Peter Gomez Al Bano spese parole di grande elogio per Putin. «Le cose che ha fatto politicamente e mondialmente sono di notevole valore», rispose al giornalista che gli aveva chiesto conto dell’ammirazione più volte dimostrata nei confronti del  capo del Cremlino.

«Il presidente russo ha fatto grandi cose»

«Lei in Russia è una star, però sa che là c’è una democrazia strana, forse non è proprio una democrazia – aveva fatto notare Gomez -. Insomma, ci sono storie di giornalisti avvelenati, di politici contrari a Putin che finiscono in prigione. Perché lei continua a darne un giudizio positivo?». Parole, quelle di Al Bano, che suscitarono una dura reazione da parte del governo ucraino. Al punto che il ministero della Cultura di Kiev inserì il nome dell’artista italiano in una black list di 147 persone considerate una minaccia alla sicurezza nazionale.

Per l’Ucraina Al Bano è una «minaccia»

Un’iniziativa che colse di sorpresa Al Bano: «Si tratta – disse il cantante in quell’occasione – di un errore madornale perché è impossibile trasformare un uomo di pace quale io so di essere in un terrorista qualsiasi». ma questo è il passato. L’attualità ci regala invece un Al Bano alle prese (come tutti) con gli inceppati infangai della campagna vaccinale. «lo sto ancora aspettando ma mi chiameranno entro oggi, so già che lo farò al Policlinico di S. Donato Milanese con Pfizer», ha rivelato dai microfoni di Radio1 Rai. Un modo per smentire chi aveva insinuato che si fosse già vaccinato.

 

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