Mussolini resta cittadino onorario di Asti: il paradosso della sinistra che urla e salva il Duce

giovedì 20 Maggio 9:28 - di Mia Fenice
Mussolini

Benito Mussolini resta cittadino onorario di Asti. Il consiglio comunale non è riuscito a revocare la benemerenza perché il Pd locale non ha voluto che la mozione condannasse tutte “le persone organiche ai regimi dittatoriali” dal fascismo al comunismo. Durante l’ultimo consiglio comunale, tra i punti all’ordine del giorno c’era la revoca della cittadinanza onoraria a Benito Mussolini. Revoca che non è arrivata visto che durante la votazione, dei 22 voti necessari ne sono arrivati 17 a favore lasciando di fatto Mussolini cittadino onorario di Asti.

Revoca cittadinanza a Mussolini, il caso di Asti

«Clamoroso al Cibali – commenta il sindaco Maurizio Rasero – in consiglio comunale, abbiamo assistito ad un evento che ha dell’incredibile. Un’amministrazione di centrodestra ha presentato una pratica per revocare la cittadinanza a Benito Mussolini. La maggioranza con i suoi 17 voti non ha ricevuto il supporto da nessuno degli 11 consiglieri di minoranza presenti». Secondo il sindaco alla minoranza non piaceva il testo nella parte in cui vengono «condannati tutti i totalitarismi compreso il comunismo».

Revoca della cittadinanza

Sulla revoca della cittadinanza a Mussolini interviene sul Giornale Giordano Bruno Guerri. «Molti Comuni, in questi ultimi mesi, si sono accorti all’improvviso di avere concesso la cittadinanza onoraria a Benito Mussolini, quasi sempre più di novant’anni fa, e adesso se ne pentono. La prima domanda che viene in mente è: perché non ci hanno pensato nel 1945 quando tutta l’Italia, specialmente al nord, festeggiava la fine della guerra e la Liberazione dal fascismo? Novanta anni – novantasette nel caso (…) (…) del Comune di Asti, che ne ha discusso in questi giorni – sono tanti per avere un simile ripensamento».

Giordano Bruno Guerri sul “cancel culture”

E poi ancora. «Ci si sveglia soltanto adesso non per la risoluzione del Parlamento europeo che nel 2019 si espresse – pure lui in enorme ritardo – contro i regimi totalitari del presente e del passato. Ci si sveglia soltanto adesso perché si sta imponendo l’incultura della “cancel culture”, che sarebbe meglio chiamare “cancellacultura”, così apparirebbe meglio l’orrore del suo significato».

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