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Politica

Feltri cita Mussolini e consiglia Conte: “Se ne vada, lei ne capisce di pandemia come io di tori”

30 gen 2021 di Monica Pucci

Vittorio Feltri, questa mattina, su “Libero“, ha assunto quasi toni paternalistici, amichevoli, quando si è rivolto direttamente al premier Conte, invitandolo a mandare tutti al diavolo e a tornare a ciò che sa fare meglio, l’avvocato, il professore, il cittadino qualunque. “E’ chiaro ormai che lei ne capisce di pandemia come io di tauromachia”. Ironia affilatissima, quella di Feltri, che non risparmia critiche e consiglie al premier dimissionario, come ne aveva riservate, nei giorni scorsi, all’Armata Brancaleone dei responsabili.

Feltri a Conte: “Fosse in lei, me ne tornerei a Firenze”

“Fossi nei panni del premier dimissionario manderei tutti al diavolo e fuggirei a Firenze a fare il professore universitario, impiego poco remunerativo ma tranquillo, sicuro nonché capace di garantirgli una lontananza di sicurezza dai brogli parlamentari in cui oggi è costretto a dibattersi, consumandosi il fegato. Comprendo che il ruolo di presidente del Consiglio sia prestigioso e seducente, tuttavia ricoprirlo in un momento turbolento come l’attuale ritengo sia una tale rottura di scatole che neppure egli – e la dico grossa – merita. Conte, pensi che soddisfazione sbattere la porta e tornarsene a casa in santa pace ad accarezzare il gatto, più piacevole che vivere accanto a Casalino e compari….”, scrive Feltri su “Libero”, questa mattina, nel suo editoriale in prima pagina.

Il Duce sbagliava su come si governano gli italiani…

“La peggior cosa che le possa succedere poi, al termine delle estenuanti trattative in corso, è di essere forzato a fare ancora il premier, una iattura per lei, aggravata dal fatto di averla già subita negli ultimi due anni. Parliamo del Covid. Ci è ormai chiaro che lei di pandemie si intenda quanto io mi intenda di tauromachia. Le consiglio disinteressatamente di stare alla larga da Palazzo Chigi, un postaccio che distribuisce soltanto grane a chi lo abita. Se lei facesse ciò che le suggerisco non dovrebbe più avere a che fare con Speranza, Boccia e Renzi che si diverte un mondo a prenderla per i fondelli. Nella vita è lecito cimentarsi in tante esperienze, però c’è un limite: guidare l’Italia è una impresa titanica. Il duce sosteneva che governare gli italiani non è difficile, bensì inutile. Aveva torto. Oltre che arduo è velleitario….“.

Feltri parla della maggioranza rabberciata come di una “marmaglia”, delle trattative in atto come di un “garbuglio”, consiglia a Conte di scappare scappare a gambe levate perché la politica “non è pane per i suoi denti”. Lo ascolterà, l’avvocato Conte?

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