Londra, la variante indiana rialza i contagi tra i vaccinati con una dose. I virologi: il virus rimarrà tra noi

sabato 29 Maggio 16:35 - di Prisca Righetti
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Variante indiana contagi vaccini: un’equazione ancora tutta allo studio. Nel frattempo, l’ultima variazione del coronavirus fa alzare l’asticella dell’allarme nel Regno Unito, dove fa maggiormente sentire la sua presenza in questo momento. Pesantemente… E Londra torna a tremare. Questa particolare mutazione del virus in Inghilterra sta facendo di nuovo aumentare i contagi di coronavirus, anche tra i vaccinati con una sola dose. Una situazione di allarme su cui, già nei mesi scorsi, Roberto Burioni aveva lanciato l’allarme. E rispetto alla quale il virologo milanese è tornato oggi con un tweet in cui ha ribadito: «La situazione in Uk sta peggiorando, a causa della variante indiana che si diffonde con particolare intensità tra i non vaccinati e i vaccinati con una sola dose (pessima idea). Fortunatamente l’efficacia della vaccinazione completa (mRna) sembra mantenuta», scrive il docente dell’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano. Che poi, a stretto giro, pubblica anche i dati sull’aumento del 48% dalla scorsa settimana dei nuovi casi di coronavirus nel Regno Unito.

Variante indiana, contagi, vaccini: Londra trema per l’aumento delle infezioni

Ma il dato inglese, come è ovvio che sia, non preoccupa solo Burioni. L’allarme lanciato dall’esperto, infatti, in queste ore è condiviso anche da altri illustri colleghi in Italia, a cominciare, per esempio, da Maria Rita Gismondo. La quale, interpellata dall’Adnkronos Salute, commenta a sua volta: «Attenzione a quello che sta succedendo in Inghilterra, dove stanno nuovamente aumentando i contagi dovuti alla variante indiana», sottolinea la direttrice del Laboratorio di microbiologia clinica, virologia e diagnostica delle bioemergenze dell’Ospedale Sacco di Milano, secondo cui questa è la riprova del fatto che «il nostro futuro è ancora incerto».

Variante indiana, contagi, vaccini: l’allarme lanciato da Burioni e condiviso dalla Gismondo

Dunque, stando così le cose, se alcuni già prospettano un’immunità di gregge raggiungibile a breve, secondo la scienziata «con gli attuali vaccini non si può parlare di immunità di gregge», perché non è questo lo scopo che si prefiggono. «Confidiamo nell’attività dei vaccini – precisa la Gismondo – perché grazie ai vaccini saremo certi di poter proteggere da forme gravi di Covid-19 grave i fragili: l’obiettivo è questo». Ma «il virus continuerà a circolare». Anche se, aggiunge poi la Gismondo, «ovviamente, più si vaccina, meno circola e meno muta».

I vaccini escludono il contagio di forme gravi, ma non eliminano la circolazione del virus

Neutralizzarlo, insomma, si potrà. Ma per sradicare del tutto il ceppo virale, a detta della scienziata, ci vorrà decisamente più tempo. Che infatti, conclude la sua conversazione con l’Adnkronos Salute, asserendo: «Non credo verrà mai ottenuto l’obiettivo di eliminare questo coronavirus, che rimarrà circolante tra noi, pur se in maniera quasi innocua». «L’obiettivo – evidenzia quindi in conclusione la direttrice del Laboratorio di microbiologia clinica, virologia e diagnostica delle bio-emergenze del Sacco – è non far ammalare e non far andare in terapia intensiva i fragili. E questo lo possiamo ottenere già con queste vaccinazioni». Ecco perché, conclude la Gismondo, «le mascherine probabilmente presto non saranno più necessarie: perché i fragili saranno protetti dalla gravità della malattia. Ma non perché il virus non circolerà più. Continuerà a circolare, in una forma ridotta»

Anche Pregliasco concorda: l’immunità di gregge è la meta, ma…

«L’immunità di gregge intesa come immunità della categoria che va dai 16 anni in su è presumibile che si otterrà. Ovvero, si raggiungerà un obiettivo di copertura oltre il livello di soglia immaginato in base ai modelli matematici» per avere uno scudo significativo contro il Covid-19. Ma di fatto però il virus rimarrà ancora», incalza a sua volta Fabrizio Pregliasco, virologo dell’università degli Studi di Milano. Il quale, attestandosi sulla linea della collega Gismondo, parlando con l’Adnkronos Salute insiste a dire che «sarà necessario procedere anche a una vaccinazione dei più giovani. Per fortuna le cose sembra siano possibili. Almeno dai 12 anni in poi», visto che è fresca di approvazione da parte dell’Agenzia europea del farmaco Ema l’estensione d’uso del vaccino Pfizer per la fascia 12-15».

Occorre rinforzare la campagna vaccinale vaccinando anche i più giovani

Non solo, rincara la dose Pregliasco: «Vedremo ora gli studi anche per i più piccoli. Per cui ribadisco: l’immunità di gregge è un obiettivo verso cui tendere, ed è giusto parlarne. Sapendo che però non si arriva all’eliminazione di Sars-CoV-2 nella pratica reale, con questa tipologia di malattia e di vaccino. Ma, piuttosto – conclude l’esperto – a un contenimento e a una convivenza sempre più civile con il virus». Convivenza che «necessiterà presumibilmente di rinforzi e richiami vaccinali nel prossimo futuro». Insomma, possiamo fronteggiare e arginare il pericolo Covid, ma eliminarlo del tutto sarà arduo e lungo...

 

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