La mossa di Ostellari spiazza Zan: «Incontriamoci e facciamo insieme una legge utile per tutti»

3 Mag 2021 10:18 - di Federica Parbuoni
ostellari zan

Rivendica di non essersi «mai fatto tirare per la giacchetta» e, mentre gran parte del mondo politico sembra riconoscere in Fedez il proprio interlocutore, lui si rivolge ad Alessandro Zan, estensore della legge che ne porta il nome e che tanto sta facendo discutere. Il leghista Andrea Ostellari non ci sta a passare per quello che vuole boicottare il ddl Zan per ragioni meramente ideologiche. Così, a chi vorrebbe metterlo sul patibolo, additandolo come nemico pubblico numero 1, anzi come “medievale numero 1”, replica ricordando che il testo è «scritto male». E lanciando un invito a Zan.

Ostellari a Zan: «Incontriamoci»

«Io e Zan siamo padovani e non ci diamo le spalle. Non abbiamo avuto occasione di recente di incontrarci, però questo non esclude che si possa fare. Anzi, tendo la mano e mi piacerebbe che il dibattito fosse aperto, per fare una legge utile per tutti», ha detto il presidente della commissione Giustizia del Senato nel corso della trasmissione Morning show di Radio cafe. È stato poi in un’intervista sul Corriere della Sera di oggi che Ostellari ha chiarito le critiche, sue e non solo, intorno al testo, spiegando di non essere tanto interessato al fatto che Fedez lo ha paragonato a Beyoncé, quanto al fatto che «passino messaggi veritieri».

«Fedez non sa o non può sapere tutto»

«Fedez – ha spiegato Ostellari – racconta una storia non esatta perché non sa o non può sapere tutto». Prima di tutto, ha chiarito il senatore leghista, non è vero che lui ha ostacolato il ddl Zan. «Il testo ci è arrivato dalla Camera nel novembre 2020. Allora c’era il governo Conte II. Nessuno ha mai sollecitato la sua iscrizione. Nemmeno il Pd. Perché? Se l’avesse fatto – ha sottolineato il leghista – non saremmo qui a parlare di Fedez». Quanto ai mesi passati dall’arrivo del testo al Senato a oggi, Ostellari ha ricordato che c’è una «ragione tecnica», ovvero la necessità di ricongiungere quel testo con altri documenti sulla stessa materia. «L’ho ricordato, ma nessuno mi ha dato retta. Quando poi ho posto la questione in ufficio di presidenza, la scelta di riunire i testi è stata approvata all’unanimità…».

Un «metodo sbagliato»

Si arriva così all’incardinamento. «Ma con una spaccatura della maggioranza. E questo è un metodo sbagliato», ha sottolineato il presidente della Commissione, smontando anche la «bufala» secondo la quale avrebbe forzato la mano intestandosi il ruolo di relatore del testo. «È il regolamento del Senato che prevede che il relatore sia “naturalmente” il presidente della commissione che poi, a sua discrezione, può delegare», ha chiarito Ostellari, ricordando che è arrivato alla guida della commissione con un voto a maggioranza, sebbene la vecchia maggioranza giallorossa appoggiasse Piero Grasso. «Ma sono stato eletto io. Con qualche voto loro, mi pare…».

Il «testo scritto male» e la necessità del confronto

Quanto alla sua contrarietà al ddl Zan, Ostellari ha rivendicato che «non ho mai fatto pesare il mio giudizio negativo», ma anche che il «testo scritto male». Nel merito «non è vero, anzitutto, che garantisce maggiori diritti. E poi molte parti, come l’articolo 1, non piacciono a mondi (Arci lesbica e femministe) che non sono certo i miei». Il testo è, invece, «senz’altro ideologico». «C’è chi vorrebbe imporre la sua visione del mondo accusando di omofobia chi la pensa diversamente. Ma all’approvazione di una legge – ha avvertito il presidente della Commissione Giustizia del Senato – si arriva dopo un confronto, dopo tante audizioni e proposte di emendamento».

Ostellari: «Bene il dibattito, purché rispetti la verità»

Ostellari, comunque, si è detto fiducioso sul fatto che «alla fine si arriverà ad un testo unificato, come è avvenuto per la legittima difesa (di cui fui ancora io il relatore), che avrà contributi diversi». E Fedez? «Per lei è positivo o negativo che artisti come Fedez parlino di questi temi?», gli ha chiesto Cesare Zapperi, che firma l’intervista sul Corsera. «Il dibattito è sempre opportuno, purché rispettoso della verità. Gli attacchi, invece, non servono. Infatti, non rispondo. Richiamo semmai al rispetto dei ruoli», ha risposto Ostellari, spiegando di non essere mai stato tentato di passare ad altri la patata bollente. «Ho dimostrato nella mia carriera di essere capace di non farmi tirare la giacchetta da nessuno, in un senso o nell’altro. Cerco sempre di svolgere il mio ruolo – ha concluso – nell’interesse dei cittadini».

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