«Donne trans in passerella». A vincere Miss Sudafrica 2021 potrà essere anche un ex-uomo

sabato 29 Maggio 13:28 - di Michele Pezza
Donne trans

Il Sudafrica dall’apartheid all’inclusione. Non c’entrano però le razze ma il sesso. La notizia è di quelle mandano in solluchero la sinistra italiana, sempre in cerca di modelli da importare. E non c’è dubbio che, in costanza di scontro sul ddl Zan, quello sudafricano cada come cacio sui maccheroni. Tanto più che lo scenario che vi fa da sfondo è frivolo quanto basta per imporsi a tutte le latitudini anagrafiche, sociali e di genere. La repubblica che fu di Nelson Mandela ha infatti deciso di spalancare le porte di Miss Sudafrica anche alle donne trans. Unica condizione, la certificazione del già avvenuto cambio di sesso. Il portale web del concorso di bellezza informa, infatti, che da lunedì vi si potrà iscrivere chi da uomo, grazie al bisturi, si è fatto donna.

«Con le donne trans sfila l’inclusione»

«Finalmente in passerella sfilerà l’inclusione», ha gioito la locale comunità Lgbt. Non a torto, considerato che il modello sudafricano è destinato a “contagiare” quello del resto del mondo, sempre nel nome dei “sacri e inviolabili diritti”. Ma non sono mancate le polemiche. D’altra parte, dall’abolizione della segregazione razziale, il Sudafrica non mai cessato di sfornare leggi sui cosiddetti diritti civili. Fino ad introdurre – qualche anno fa – il matrimonio omosessuale. Ma già prima dello sdoganamento delle candidate trans, il concorso di Miss Sudafrica si era già segnalato per le sue iniziative progressiste.

Nel 2019 la prima Reginetta coi capelli corti

L’ultima in ordine di tempo – correva l’anno 2019 – riguarda Zozibini Tunzi, la prima concorrente a vincere pur portando i capelli corti. In quel caso, si trattò di sfida ai tradizionali canoni di bellezza. Nel giro di due anni, dunque, con le donne trans a sfilare sulla passerella, il Sudafrica si fa addirittura avanguardia della nuova frontiera. Sembra già di sentire la fatica di Enrico Letta a tenerne il passo. Chissà, forse chiederà Patrizia Mirigliani, l’organizzatrice della kermesse in Italia, di adeguarsi con celerità alla nuova tendenza. Con sondaggi tanto magri da rendere deprimente in ogni caso la prospettiva elettorale, alla sinistra non resta che consolarsi con l’incoronazione a reginetta di una Miss ex-Mister. Così, giusto per riassaporare il gusto della vittoria in una competizione.

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