Denise, la pm Angioni: stranezze, depistaggi, protezioni. “Non potevo fidarmi: era un terreno minato”

giovedì 6 Maggio 14:48 - di Redazione
Denise pm Angioni

In una giornata sconcertante come quella di ieri. Culminata nell’iniziativa di solidarietà a Piera Maggio, in diretta su Chi l’ha visto dalla piazza di Mazzara del Vallo, ha riaperto la ferita, ancora sanguinante, della scomparsa della piccola Denise Pipitone. Un mistero lungo 17 anni, che i disguidi. Le lacune. I dubbi sull’inchiesta non hanno certo contribuito a chiarire. Un giallo che le rivelazioni fatte nei giorni scorsi, e ribadite ancora una volta ieri dalla pm che ha indagato sul caso dall’ottobre 2004 al luglio 2005, Maria Angioni, ieri si è alimentato di nuova linfa con il sopralluogo disposto dalla Procura della ex casa di Anna Corona (ex moglie del papà di Denise, Pietro Pulizzi ndr).

Denise, parla la pm Angioni: «Quell’inchiesta era un terreno minato»

«Quell’inchiesta era un terreno minato. Non si riusciva a fare niente. Ovunque mi girassi incontravo difficoltà. Come quando venni interrotta da un esponente delle forze dell’ordine, mentre stavo interrogando una persona che mi stava dando notizie molto interessanti, distruggendo quella pista. Quella volta mi spaventai davvero. Purtroppo, era la mia ultima attività inquirente: perché all’indomani lasciai la Procura di Marsala per andare al Tribunale di Cagliari». A rivelarlo, 16 anni dopo l’accaduto, in una intervista esclusiva all’Adnkronos, è Maria Angioni, la pm che per un periodo, dall’ottobre 2004 al luglio 2005, indagò sulla scomparsa della piccola Denise Pipitone, sparita nel nulla il primo settembre del 2004 da Mazara del Vallo.

Denise, la pm Angioni: «Tante, troppe, le stranezze: non potevo fidarmi»…

Oggi Maria Angioni fa la giudice del lavoro a Sassari, ma ricorda ancora tutte “le stranezze” accadute durante le indagini. Indagini che, dopo 17 anni, brancolano ancora nel buio. Ieri c’è stata una lunga ispezione nella palazzina di via Pirandello, 55, che per molti anni abitata da Anna Corona, la ex moglie del padre biologico di Denise, Piero Pulizzi. E madre di Jessica Pulizzi, la ragazza che era stata processata per sequestro di persona. Poi assolta nei tre gradi di giudizio. Nonostante l’allarme di Piera Maggio, la madre di Denise, sin dal primo istante fosse andato sempre in direzione della pista familiare. Puntando il dito proprio su Anna Corona e sui suoi familiari.

Il giallo nel giallo: l’interrogatorio al fratello di Anna Corona

Ma non è solo l’esito del dibattimento ad essere ancora avvolto dal dubbio. Maria Angioni, nell’intervista all’Adnkronos, racconta anche di altre “stranezze” accadute durante quel periodo. Del “cordone di protezione” che si sarebbe elevato attorno alla famiglia di Anna Corona. «Come quando scoprii – racconta il magistrato – solo dopo mesi, che Claudio Corona, il fratello della donna, fu sentito ma quel verbale di Sit era striminzito. Non c’era nulla. Io rimasi basita». Ma andiamo con ordine. Maria Angioni fu assegnata al fascicolo sulla scomparsa di Denise Pipitone, solo nell’ottobre del 2004, cioè un mese dopo la sparizione. All’epoca il Procuratore capo era Silvio Sciuto. «Il primo mese non ero assegnataria dell’inchiesta – ricorda il magistrato –. Poi a ottobre del 2004 sono diventata co-assegnataria con una delega limitata ad alcuni settori. Come quello dell’esoterismo e della pedofilia. Perché si è cercato a tappeto. Abbiamo fatto ricerche sui pedofili, sugli esoterismi. Perché ricordo che Mazara del Vallo è una zona dove si fanno messe nere».

Quel sopralluogo nella casa di Anna Corona in cerca di un pertugio, di una stanza segreta

“Quando l’assegnatario è andato via, cioè il collega Luigi Boccia, sono diventata la principale titolare dell’inchiesta, con due pm, ancora giovanissimi, cioè Antonella Avila e Marco Imperato. Che lavoravano con me e che sono rimasti dopo il mio trasferimento a Cagliari». Motivo per cui la Angioni ha potuto seguire l’inchiesta solo per meno di un anno. A fine luglio del 2005 è arrivato il trasferimento in Sardegna. Ma quei dieci mesi sono bastati per farle capire che in quella indagine c’erano troppe cose «che non andavano». Ricorda, ad esempio, che l’ispezione nella casa di via Pirandello, a Mazara del Vallo, dove abitava Anna Corona e che ora è disabitata «fu fatta. Anche se non c’era il pozzo di cui si è parlato ieri», dice la giudice.

Denise, pm Angioni: quella incursione fu fatta: «Ma bisogna vedere come»…

«Ricordo perfettamente che l’ispezione fu fatta – racconta la pm all’Adnkronos –. Ma bisogna vedere come era stata fatta… Io ho cercato di rifare le cose più importanti, con la collaborazione della sezione di Polizia Giudiziaria. Erano appena tre persone, e c’era un criminologo, Vincenzo Savatteri, che è morto qualche anno fa, che avevo nominato io. Ricordo che andarono a ispezionare tutto il perimetro esterno della casa e gli scantinati oltre al garage. Anche all’epoca avevano la carta catastale alla mano, come ieri. Me lo ricordo perfettamente. E già all’epoca mi serviva per capire cosa potesse essere accaduto quel giorno».

«Per fortuna ieri non è stato trovato nulla»…

«In quella occasione avevamo cercato un pertugio. Un falso muro. Un vano costruito di recente, una sorta di “stanza segreta” dove potesse essere stata nascosta la bambina. Ma non venne trovato niente», dice la Angioni. E aggiunge: «Però, non ricordavo il pozzo. Anche se mi sembra di capire che è nel garage a fianco, come si è visto ieri nelle immagini. Ed è molto importante che questo pozzo è stato indicato da una persona che ha fatto una segnalazione. Perché un conto è andare a naso. E un’altra che una persona racconta di avere visto dei lavori edili. È davvero un ottimo segnale. Evidentemente, dimostra che le persone sono meno preoccupate e finalmente parlano». E aggiunge: «Anche se, per fortuna, non è stato trovato nulla…». Ieri, infatti, alla notizia, poi smentita dalla Procura, che si stesse cercando mil corpo della piccola, la mamma Piera Maggio ha avuto un malore in diretta tv su Raidue e ha lasciato la trasmissione di Milo Infante a cui stava partecipando…

La rete di protezione intorno alla famiglia Corona

Ma il problema, spiega la Angioni, non fu solo quello delle stranezze nelle indagini o dei depistaggi. Fu, soprattutto, quello creato dalla «rete di protezione» che ci sarebbe stata attorno ai Corona. «Io mi sono trovata di fronte a cose che non andavano bene», spiega il magistrato. E all’Adnkronos fa anche un esempio concreto. Quello del «verbale di Claudio Corona, fratello di Anna Corona. Ricordo che lui rispose in modo strafottente e basta. E chi ha preso il verbale non è andato avanti. Diede una risposta tipo. ‘E che ne so io?’. Da restare a bocca aperta. Una cosa scandalosa. E quel verbale fu chiuso così, senza alcuna ulteriore spiegazione».

Denise, la Pm Angioni rivela: Quel giorno a Ragusa, quando…

E ancora. «Gli ultimi giorni, prima di andare via dalla Procura di Marsala per trasferirmi a Cagliari decisi di andare a fare una attività a Ragusa. Dovevamo farla solo con la Sezione di Pg di cui mi fidavo e che ubbidivano alle mie direttive. Ma, invece, all’improvviso, dopo essere partiti con la solita squadretta, scoprii che sono venuti tutti con noi, a partire dagli uomini del Commissariato di Mazara fino al Comando dei Carabinieri, che non avevo chiesto. Eravamo una cinquantina di persone in tutto, dalle iniziali cinque”. Ma perché si aggiunsero tutti questi poliziotti e carabinieri? “Perché quando abbiamo avvisato i colleghi di Ragusa che saremmo andati, allora lo hanno fatto sapere ai comandi di Carabinieri e Polizia e anche loro volevano essere con noi. E lì mi successe una cosa stranissima che mi ha molto inquietato».

Operazioni di disturbo che bloccarono il flusso delle informazioni

Ed ecco la rivelazione: «Ci sono stati degli elementi di disturbo in una importante attività di indagine». E specifica: «Avevamo sentito una intercettazione, che ritenevamo molto importante. Di più: davvero inquietante. Così andammo a Ragusa a sentire alcune persone». Era il 22 luglio del 2005. Il giorno prima dell’addio di Maria Angioni alla Procura di Marsala. «Una intera famiglia era stata sottoposta a una intercettazione, in particolare due donne – dice sempre la pm all’Adnkronos –. Ma ecco che mentre stavo sentendo a sommarie informazioni arriva, in maniera inopportuna, un esponente delle forze dell’ordine. Diverso dalla mia squadra di Polizia Giudiziaria, che mi interruppe. E dicendo delle cose che avrebbe dovuto dire in separata sede, ha bloccato di fatto anche il flusso di informazioni che stava provenendo dalla persona interrogata. E quell’attività è morta lì. Ero incavolata nera».

«Da un’intercettazione si sentì parlare di un omicidio»

Maria Angioni non vuole dire di più su quella attività «morta lì, quel giorno». Però, studiando le carte dell’inchiesta e cercando tra i numerosi verbali, l’Adnkronos risale a un verbale di sommarie informazioni del 22 luglio del 2005, proprio a Ragusa. In quella occasione, i magistrati andarono a Ragusa per sentire alcune persone, appartenenti a un nucleo familiare. Dall’intercettazione si sentì parlare di un omicidio. Le cimici ascoltano: «Purtroppo è morta, è morta». Ma, all’improvviso, come si evince dal verbale, quella frase «è morta» si riferiva a una pianta grassa. Proprio una pianta. Insomma, l’ennesima stranezza di questa inchiesta piena di misteri…

«Non potevo fare di più. Ho dato il massimo fino all’ultimo giorno»

«Io ho fatto il massimo, fino all’ultimo giorno. Non potevo fare di più, all’indomani sarei andata a Cagliari», dice. Ma ha lasciato una traccia di quanto avvenuto a Ragusa? «Non ho fatto una relazione – racconta in conclusione la pm Angioni –. Ma ho informato i colleghi della Dda». Peraltro, aggiunge il magistrato, «di fatti strani ne sono capitati davvero tanti. Come quando alcune persone intercettate sapevano di essere captate dalle microspie. Una cosa inaccettabile. Era un terreno minato – la pm Angioni all’Adnkronos –. Non si riusciva a fare niente. Si faceva una cosa e ti andava male. E se ne distruggeva un’altra ancora. Il pm deve potere delegare, invece lì questa situazione di fiducia non c’era. Se non quei bravi e onesti carabinieri della Sezione della Polizia giudiziaria della Procura di Marsala che ci mettevano il cuore e un grande entusiasmo».

L’importanza della segnalazione di ieri

E oggi? Sulla nuova inchiesta aperta dalla Procura di Marsala, dai suoi ex colleghi, Maria Angioni preferisce non dire nulla. Ma spiega: «Sono stata sentita di recente a sommarie informazioni, senza dirmi perché. Non posso aggiungere altro». Ma in sostanza si dice «fiduciosa. Perché mi rendo conto che le persone stanno parlando, finalmente. Ho letto che chi ha parlato non è un anonimo, questa è una cosa davvero importante», conclude. Sperando che davvero il mistero possa schiarirsi una volta per tutte. E che, almeno stavolta, si arrivi a fare luce su una scomparsa lunga oltre 17 anni…

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