Ddl Zan, Letta vuole bruciare i tempi. Ma deve stare attento perché al Senato può bruciarsi lui

lunedì 17 Maggio 13:19 - di Marzio Dalla Casta
ddl Zan

Mattarella celebra la Giornata mondiale contro l’omotransfobia, e il Pd ne ricava uno spot in favore del ddl Zan. Da Letta a Marcucci, alla Cirinnà senza dimenticare la rediviva Picierno è tutto un tirare per la giacchetta il Capo dello Stato. Alla sinistra, si sa, è consentito. E fosse solo questo. Già, perché prima o poi qualcuno ci dovrà spiegare perché Salvini è un «irresponsabile» che «mette a rischio il governo» se parla di migranti, mentre Letta è un benefattore dell’umanità se vuole imporre il ddl Zan. E, di conseguenza, perché ad essere «divisivo» è solo il primo tema e non anche il secondo. Ma possiamo anche spiegarcelo da soli: la sinistra è doppiopesista. Di fronte allo stesso fatto formula giudizi opposti a seconda della propria convenienza.

Il segretario Pd ha collezionato solo fallimenti

Un’antica e collaudata vocazione alla doppia morale rispetto a cui il centrodestra, come cantava De Andrè, spesso «si costerna, s’indigna, s’impegna, poi getta la spugna con gran dignità». Speriamo che non accada anche stavolta. Tanto più che il ddl Zan non convince neanche tutta la sinistra e lascia perplessi anche settori del mondo gay. Il problema è che Letta vuole una bandierina da sventolare. Ne ha bisogno come l’aria dopo essersi ritagliato una citazione nel Guinness dei primati per il miglior tempo di sempre in materia di fallimenti politici. Nessuno tanti come lui in così poco tempo. Diciamo pure che non ne ha imbroccata una. Ha puntato sull’alleanza con il M5S nelle grandi città, ma Conte gli fatto marameo.

Il ddl Zan tra voti segreti ed “effetto-Renzi”

Ha preteso capigruppo donne in nome della parità di genere, ma a Roma ha convinto la Cirinnà a ritirare la candidatura trasformando le primarie in una competizione per soli maschi. Ha, infine, dichiarato la propria fede incrollabile nel sistema elettorale maggioritario, ritrovandosi mezzo partito in preda alla nostalgia da proporzionale. Insomma, persino un bambino capirebbe che per Letta il ddl Zan è  una sorta di linea del Piave. Fossimo in lui, tuttavia, ci penseremmo non una ma mille volte prima di sferrare la controffensiva. La fretta è cattiva consigliera. Soprattutto se tra il dire e il fare ci sono di mezzo i voti segreti. «Rischiamo la bocciatura», avvertì tra il lusco e il brusco un Andrea Marcucci ancora ferito dalla destituzione come capogruppo al Senato. Un avvicendamento, il suo, cui non fu estraneo il sospetto di renzismoPer Enrico, un motivo in più per non stare sereno. Davvero.

 

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