“Zan”, tensioni nel Pd. Letta: «Va approvato ora». Ma i senatori: «Così com’è rischia bocciatura»

martedì 11 Maggio 16:18 - di Michele Pezza
Letta

Nessuna modifica: al Senato il ddl Zan deve passare nel testo licenziato dalla Camera. «Non ci sono più le condizioni per un terzo passaggio parlamentare. Mi assumo la responsabilità di chiedervi di approvare la legge così com’è», sentenzia Enrico LettaEppure di critiche al ddl ne sono piovute parecchie nelle ultime ore. Persino da una fonte insospettabile come il giurista Giovanni Maria Flick. Per il guardasigilli del governo Prodi, infatti, nel ddl permangono troppe ambiguità interpretative. «C’è il rischio – avverte – di arrivare, attraverso a troppi concetti, a una dilatazione dell’ambito di interpretazione del giudice».

Letta: «Non c’è spazio per un terzo passaggio»

Parole, le sue, in cui riecheggiano le preoccupazioni espresse da vescovi e centrodestra circa la deriva liberticida di un testo a dir poco opaco. Da qui l’invito ad «approfittare del bicameralismo, visto che non è stato abolito». Ma non è solo Flick. L’assemblea dei senatori del Pd, cui ha partecipato lo stesso Letta, ha fatto registrare una pluralità di dissensi sull’attuale stesura del ddl Zan. In discussione non è l’obiettivo di una più efficace tutela dei reati legati all’omofobia, ma l’attuale testo. «Discussione tardiva», ha attaccato Valeria Valente. «L’identità di genere – ha spiegato la senatrice – rischia di essere poco applicabile, era meglio specificare ‘identità sessuale». In conclusione, una critica di natura politica: «Avremmo potuto trovare maggiore consenso con il centrodestra. Dovevamo evitare una discussione su blocchi ideologici».

Marcucci: «Sui voti segreti rischiamo»

Le fa eco l’ex-capogruppo Andrea Marcucci, pur premettendo la personale disponibilità «a votare questo testo così com’è, con i suoi limiti ed i suoi errori». Dipendesse da lui, tuttavia, prima lo migliorerebbe. «Diversamente – avverte -, si rischia la bocciatura con i voti segreti». E che non sia una minaccia, lo conferma Aurelio Mancuso, presidente di Equality Italia e promotore di un appello di 400 personalità di centrosinistra che hanno chiesto la modifica del ddl Zan. «Letta – ha sottolineato – non può dire che tutto il partito è d’accordo perché non è vero. Chi ha chiesto cambiamenti fin dall’iter della Camera, è stato ignorato».  Clima pessimo, insomma. Da qui l’allarme di Luigi Zanda: «Se dovessimo fallire l’approvazione del ddl Zan sarebbe un colpo per il Pd».

 

 

 

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