Scuola d’estate, il ministro Bianchi presenta il piano. Sindacati e famiglie già sul piede di guerra

mercoledì 28 Aprile 10:29 - di Redazione
Bianchi

L’idea è buona, e di tanto va dato atto al ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi. Ma di buone intenzioni – si sa – è lastricato l’inferno. Non quello dantesco, in questo caso, bensì quello che sperimentiamo nelle nostre afose estati. C’è chi tenta di sfuggirvi andando al mare, chi scegliendo la montagna e chi, infine, l’ombra dei boschi. Quest’anno potrebbe non andare così. Il ministro Bianchi, infatti, ha pensato di recuperare il tempo sottratto alla scuola dalla pandemia, solo parzialmente recuperato dalla Dad, mandando in classe per l’estate docenti, non docenti e studenti. Un piano da 510 milioni di euro, per usufruire del quale gli istituti scolastici hanno tempo fino al prossimo 21 maggio per prenotarsi.

Costerà 510 milioni di euro

L’iniziativa è finalizzata ad utilizzare i mesi estivi come ponte verso il nuovo anno scolastico. Le attività saranno complementari e integrate con quelle organizzate dagli enti locali. I fondi derivano per 150 milioni dal decreto Sostegni, 320 dal Pon per la scuola e altri 40 dai finanziamenti per il contrasto alle povertà educative. Bianchi vorrebbe destinarli soprattutto al Sud. Idea lodevole, ripetiamo, ma intanto sui social già monta la protesta. Non solo degli insegnanti, ma anche dei sindacati e delle famiglie. Molte di queste considerano irricevibile l’idea stessa di non poter rompere il tran tran quotidiano, reso ancor più insopportabile dalle tensioni indotte della pandemia. E fosse solo questo. Molti istituti, specie al Sud, già dal mese di aprile si trasformano in altrettante fornaci. Pensare di farne un luogo di approfondimento didattico con il solleone rischia di trasformarsi in una follia.

È rivolta contro Bianchi

Probabilmente, sarebbe più opportuno cominciare dall’attrezzare l’hardware scolastico, cioè gli istituti, dotandoli delle necessarie attrezzature, e poi pensare di renderli funzionanti anche d’estate. Con tutto il rispetto per Bianchi, così com’è l’iniziativa sembra più congegnata per spendere che per rilanciare. Nella scuola italiana già si annidano enormi filoni di sperpero di pubbliche risorse, il cui utilizzo spesso si risolve in progetti tanto magniloquenti sulla carta quanto inutili nelle loro finalità. La vera sfida è invertire la marcia, non proseguirla.

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