Palù: «J&J e AstraZeneca agli under 60? Non è vietato». E avverte: «Non si muore di solo Covid»

giovedì 22 Aprile 11:08 - di Milena Desanctis
Palù

I vaccini Johnson&Johnson e Astrazeneca, in caso di carenza di dosi di altre aziende potrebbero essere destinati a persone con meno di 60 anni? L’ipotesi non viene esclusa dal presidente dell’Aifa Giorgio Palù in un’intervista al Corriere della Sera.

Palù sull’uso di Astrazeneca e J&J

«L’agenzia europea Ema non ha posto restrizioni. L’Aifa – spiega – ha suggerito per entrambi i vaccini J&J e AstraZeneca un uso preferenziale per la fascia di età superiore ai 60 anni ma non ha inteso vietarlo al di sotto di tale età. Per ora non è prevista carenza di forniture».

E se dovessero mancare i vaccini? «Pfizer-Biontech ha incrementato nel secondo semestre la sua offerta con oltre sei milioni di dosi aggiuntive, Moderna ha promesso la consegna di lotti pari a 4,7 milioni di dosi. Quindi – precisa – la situazione è tale che si potrebbe anche non dover ricorrere alla somministrazione dei vaccini J&J e AstraZeneca sotto i 60 anni».

Palù: «In arrivo Curevax, vaccino a mRna»

C’è altro in arrivo? «Dovrebbe essere presto approvato da Ema un altro ausilio, Curevax, vaccino a mRna, funzionamento simile a quello di Pfizer e Moderna, con disponibilità prevista di oltre sette milioni di dosi nel secondo trimestre», risponde il presidente dell’Aifa. Dunque nessun piano B? «Va specificato che anche al di sotto dei 60 anni il rapporto tra rischi e benefici dei due vaccini basati su vettore adenovirale resta ampiamente a vantaggio dei benefici – prosegue – I casi di trombosi venose profonde segnalati in persone giovani vaccinate, sono estremamente rari. L’indicazione d’uso sopra i 60 anni è solo un suggerimento».

«Non c’è ragione di cambiare strada»

Che significa? «A chi ha ricevuto una prima dose con Astrazeneca nella fascia di età al di sotto dei 60 anni non è sconsigliata la seconda somministrazione con lo stesso preparato», osserva. «Va ricordato che casi di trombosi con trombocitopenia, accompagnata da carenza di piastrine nel sangue, sono stati registrati soltanto dopo la prima somministrazione. La vaccinazione è un atto volontario quindi il singolo individuo potrebbe anche richiedere di ricevere un prodotto diverso. Ma non c’è ragione di cambiare strada».

Sulle riaperture: «Non si muore di solo Covid»

Palù sottoscrive la scelta del governo di riaprire alcune attività a partire dal 26 aprile. «Tiene sicuramente conto anche dell’intensificazione del programma vaccinale. Si tratta di una decisione che cerca di ottemperare i bisogni della popolazione e varie esigenze, tutte fondamentali: salute come diritto primario, economia e lavoro, scuola e cultura. Non si muore solo di Covid, ma si può soccombere anche di povertà, che porta a carenza di cure per altre malattie, di perdita di competitività scientifico-tecnologica, condizioni che inevitabilmente ricadranno sulle giovani generazioni e sul futuro del Paese».

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