Lo chef La Mantia sconsolato: «Coprifuoco alle 22? Alcuni ristoranti non hanno neppure aperto»

mercoledì 28 Aprile 12:30 - di Fortunata Cerri
La Mantia

«Non voglio fare lo gnorri, ma non penso più niente: ormai ci si accontenta, alcuni ristoranti nemmeno hanno aperto, alcuni non fanno tutta la settimana, perché economicamente non conviene, e alzano la serranda soltanto nel weekend». Filippo La Mantia parla con l’Adnkronos della riapertura dei ristoranti all’esterno e del coprifuoco alle 22, giudicando le due circostanze “da prendere così come vengono”. Ma ammette anche che sono «un segnale importante, perché perlomeno la gente ha iniziato a uscire di casa». Lo chef mostra tutta la sua amarezza.

Lo chef La Mantia: «Non  possiamo far altro che seguire le regole»

«Dopo oltre un anno di chiusure e riaperture e anche di proteste – aggiunge lo chef palermitano – non possiamo fare altro che seguire ancora le indicazioni che ci arrivano: bisogna comportarsi bene per raggiungere un margine di sicurezza e a maggio credo che l’orario del coprifuoco cambierà. Ma i morti ci sono ancora e dobbiamo pensare prima alla salute seguendo le regole».

La riapertura dei ristoranti

Due settimane fa La Mantia, commentando le riaperture dei ristoranti annunciate dal governo Draghi, aveva tirato un sospiro di sollievo.  C’è «una grande attesa per questa data – aveva detto lo chef – si stanno preparando tutti per poter ricevere le persone in sicurezza. Io penso che sia l’inizio di un grande percorso che ci porterà ad una normalità, sono contento».

La Mantia: «Onore a chi ha resistito fino a oggi»

Il pensiero in quella circostanza era andato a chi non ce l’ha fatta. A chi in questi mesi ha lottato ma non ha resistito. «Quello che è perso è perso, purtroppo. Spero che ora il governo dia qualcosa a chi ha perso tanti soldi. A chi ha dovuto lottare, combattere, ma non è riuscito a restare a galla. Onore anche a chi ha resistito fino a oggi con locali chiusi, bisogna dare merito a tutta quella gente che in questi mesi ha sofferto tantissimo, dannandosi con i fornitori, con le banche, con i debiti».

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