La7 prepara un’idea “rivoluzionaria” per la tv: l’ennesimo programma di Michele Santoro

venerdì 30 Aprile 11:13 - di Davide Ventola
michele santoro

Michele Santoro, che il 2 luglio compirà 70 anni, starebbe lavorando a un nuovo format per La7. L’anticipazione del quotidiano Libero va a certificare quello che i telespettatori sanno da tempo. La tv di Urbano Cairo è sempre più giallorossa. Nel senso che l’asse Pd-M5s indirizza fortemente il palinsesto.

Infatti, tranne l’enclave di Massimo Giletti, mal sopportato all’interno della stessa rete, il resto è un imbarazzante copia incolla dei vecchi programmi di Raitre.

Michele Santoro a luglio compirà 70 anni

E quindi, per dirla con un abusato titolo di un felice romanzo di Stephen King, quelli come Michele Santoro, a volte ritornano. O meglio, come “certi amori” raccontati da Venditti, fanno dei giri immensi e poi ritornano. L’ultima esperienza di Santoro a La7 non era stata esaltante. Ma si parla di sei anni fa. Un’era geologica nel campo televisivo.

Dopo il fermo biologico, Santoro sarebbe dunque pronto per tornare più agguerrito che mai. Un ritorno di fiamma favorito dai lusinghieri riscontri di audience della doppia ospitata sulla stessa La7: Otto e mezzo con lui ha toccato l’8,3% di share e 2 milioni e 245mila spettatori (sopra le medie del programma); lo Speciale mafia si è guadagnato il 5,2% e 992mila spettatori.

Santoro dalla Gruber: sono stati insieme al Parlamento europeo con l’Ulivo

Come riporta Libero, quello che è certo è che l’ex europarlamentare Ds, lontano dagli schermi da oltre due anni, in tv tornerebbe volentieri. Lo ha ammesso lui stesso dalla Gruber (altro ex europarlamentare Ds) dicendo: «La tv mi manca e mi sento ancora capace di fornire il mio contributo. Non mi sento un reduce, avrei delle cose da dire anche oggi». E lo ha ribadito l’altro ieri, definendo il suo rapporto con il passato tv un legame dal quale non riesce a staccarsi. «Mi sono riconosciuto come un uomo che cerca una strada diversa dal passato ma rimane aggrappato a questo passato, perché da esso dipende la sua identità».

Triste quel Paese che ha bisogno di eroi, diceva Brecht. Triste pure quella tv che ha bisogno sempre delle stesse facce.

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