“La lettera e la Dama”: misteri e potere sulle orme del Vasari: nuovo romanzo di Cristina Gimignani

lunedì 26 Aprile 14:18 - di Antonella Ambrosioni
"La Lettera e la Dama"

Cosa lega uno specchio, una ciocca di capelli, un vecchio biglietto saltato fuori da un quadernino antico al carteggio di Giorgio Vasari? Qual è il filo rosso che lega Roma e Arezzo, piazza Farnese alle Logge vasariane della fascinosa piazza Grande?  E quale misterioso messaggio contengono gli inquietanti graffiti del Palazzo della Carovana di  Pisa,  frutto dell’estro dell’architetto della “Vite”? I richiami misteriosi tra questi tasselli si specchiano l’un con l’altro,  riflettendo i loro bagliori  nella vita della protagonista de La lettera e la Dama, il nuovo romanzo di Cristina Gimignani, edito da Biblos. Fresca di stampa, questa nuova fatica dell’autrice toscana, giornalista, sceneggiatrice e scrittrice,  si è conquistata già  l’edizione 2021 del Premio “Caravella Tricolore”. “Per la sua capacità – recita la motivazione- di fondere insieme passato e presente in una dimensione senza tempo”.

Vasari, quell’epistolario tanto conteso

Tra il Rinascimento e i nostri giorni la scrittrice con scrittura evocativa di efficacia sorprendente traccia un viaggio esistenziale in cui si fondono tante “vite”, per dirla col Vasari: amicizie antiche, inganni, legami politici, affinità elettive e una indimenticabile storia d’amore. Il tutto incorniciato da una intrigante “detective-story” sulle tracce dell’epistolario vasariano, oggetto del desiderio di diversi personaggi che nello svolgimento del racconto si riveleranno delle “maschere”: duplici, ambigui, falsi.

Un romanzo “politico”

Non bisogna infatti dimenticare la passione indissolubile per la politica che Cristina Gimignani fonde sapientemente nelle dinamiche narrative, in questo come in altri suoi romanzi. Tutto è fiction eppure il volume può leggersi anche come un romanzo politico:  le  dinamiche  occulte del potere che vi sono disegnate,  l’uso della manipolazione sistematica delle persone, la finzione a propri fini, i legami traditi, si rivelano essere il substrato meta politico di ogni epoca. Per questo La lettera e la dama è un libro a più dimensioni, profondo, colto e umanamente “sentimentale” nelle pieghe degli amori qui raccontati. Una bella e matura prova narrativa per Cristina Gimignani, capace con la sua sensibilità non comune di fondere i vari livelli di lettura, facendosi “dama” e al contempo donna di oggi, alle prese con le miserie e le nobiltà  che il presente  ci riserva.

La Dama, Vasari e “le vite degli altri”

Tutta la vicenda ha inizio con il  messaggio su Fb di una “fantomatica” funzionaria del ministero dei Beni culturali. La donna, che si rivelerà essere al crocevia di vari e alti interessi, affida alla nostra protagonista una ricerca sul misterioso carteggio del Vasari, confidando nella curiosità intellettuale e nella determinazione della  protagonista, che da subito si trova a maneggiare con disinvoltura una materia “incandescente”.

Esoterismo e potere: l’epistolario “che scotta”

Avere a che fare con il primo storico dell’arte è un’esperienza complessa, significa lambire tanti “mondi”: l’uomo delle “vite degli altri”  rappresenta uno spaccato  storico-politico affascinante con i suoi rapporti con i potenti e gli intellettuali dell’epoca, Michelangelo, Annibal Caro, Cosimo De’ Medici. Negli scambi epistolari con i grandi del suo tempo sono racchiuse anche quelle curiosità esoteriche tipiche degli intellettuali del tempo, volte ad amplificare le proprie facoltà spirituali e sensitive.  Per questo il suo è un epistolario “che scotta”. Immergersi nel mondo di Vasari come farà la nostra protagonista significa essere disposti a ragionare come lui, a immedesimarsi nei tanti “mondi” da lui frequentati. In queste lettere è racchiuso un “segreto”.

Il segreto della memoria

Per scoprirlo occorre ricorrere a una facoltà potente e misteriosa: la memoria. A farla da protagonista in questo romanzo sospeso tra esoterismo e potere è infatti la dimensione potente della memoria che lega e spiega tutto. Solo “ascoltando” la memoria, anche attraverso i secoli, si potrà  dare un senso  a ciò che un senso sembra non avere. La memoria e lo specchio: la protagonista scoprirà infatti attraverso la facoltà della mnemotecnica cara agli intellettuali del Rinascimento (Vasari compreso) come questa leghi tutte le nostre innumerevoli “vite” di cui siamo espressione. Ma coltivare la memoria è per pochi. Ed è pericoloso. Non resta allora che farsi cullare dal percorso che la scrittrice toscana, donna dall’anima antica, intraprende quasi per caso, imbattendosi in situazioni e personaggi che non sono mai quello che sembrano. La rivelazione contenuta nell’ultimo capitolo che si intitola non per niente,  Gran finale, è un colpo da “maestra”.  Non riveliamo, naturalmente, i dettagli della vicenda, che sono avvincenti, intriganti. Segnaliamo quel che resta dopo la parola “Fine”.

Arte e simboli: il Rinascimento “misterioso”

Resta la sensibilità artistica, la capacità dell’autrice di guardare oltre ciò che appare e pure misteriosamente si avverte. Rimane la voglia di percorrere le vie di un’Arezzo affascinante e misteriosa; resta il fascino per gli studi con cui i grandi geni del Rinascimento volevano ristabilire un’armonia profonda tra il terreno e l’ultraterreno, sfidando quella “porta” misteriosa che ci separa dalle dimensioni più alte dello spirito.  Una porta pericolosa ma affascinante che rimane quell’oscuro oggetto del desiderio in ogni epoca.

Il valore della scrittura

Da segnalare la capacità descrittiva con cui la Gimignani volteggia tra le opere d’arte dei grandi del passato, tra i ritratti di dame e poeti, svelandone simboli e analogie con il tempo presente. Con scrittura colta e raffinata scandaglia nelle pieghe delle grandi creazioni architettoniche del Vasari, che sembrano prendere vita pagina dopo pagina, con tutta la loro arcana simbologia. E che parlano a chi sa ancora ascoltare.

E rimane il valore della scrittura che in ogni epoca fa da tramite dell’ immagine che si vuole tramandare ai posteri. Il Vasari aveva la convinzione – maturata in lui sin dagli anni della sua frequentazione del Circolo Farnese e della prima stesura delle Vite – che solo la scrittura ponga rimedio alla voracità del tempo, salvando dall’oblio, che egli chiama “seconda morte”, la memoria degli uomini illustri. Ed è appunto la consapevolezza di questo nesso tra scrittura e sopravvivenza; trasmissione della memoria  e ricerca di una conoscenza particolare; e, infine, la volontà di giungere a un’armonia fra uomo, universo e creazione il succo profondo dell’avventura umana.

 

 

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