Il Recovery Fund perde 5 miliardi per strada. Il ministro Franco rifà i conti: «Ne arriveranno 191»

lunedì 8 Marzo 16:48 - di Eugenio Battisti

Preoccupazione e richieste di rigore. Sfida ambiziosa e tempi stretti. E, soprattutto, un cambio di passo nel modo di impiegare le risorse. Il ministro dell’Economia, Daniele Franco, nel corso dell’audizione in commissione Bilancio, Finanze e Politiche Ue di Senato e Camera, mette a fuoco le tappe per accedere al Recovery Fund. La sfida delle sfide sulla quale si è azzoppato il governo Conte.

Dal Recovery 5 miliardi in meno per l’Italia

Dal Recovery arriveranno all’Italia 5 miliardi in meno del previsto. Un errore del governo Conte? Franco non lo dice. Si limita a precisare che per la ”finalizzazione del piano” di ripresa e resilienza occorrerà tenere conto dei dati più aggiornati. “Che tengono conto del fatto che il regolamento Ue prende a riferimento, per la determinazione dei prestiti, il reddito nazionale lordo 2019. Che ‘porterà l’entità della stima delle risorse per l’Italia a 191,5 miliardi di euro. Quindi leggermente inferiore al piano individuato a gennaio (pari a 196 mld)”.

Insomma le cifre del Recovey, sbandierate da Conte come un suo miracolo personale, sono già riviste al ribasso. Speriamo non diminuiscano ancora, cammin  facendo.

Franco: un percorso ambizioso e tempi stretti

Il successore di Gualtieri parla di un percorso molto intenso e impegnativo, visti i tempi stretti per chiudere il dossier. “È evidente che la sfida è ambiziosa: dobbiamo garantire un progetto unitario e coerente in tempi stretti. Non può subire battute d’arresto”.

Le risorse arriveranno alla fine dell’estate

Il Piano nazionale di ripresa e resilienza dovrà essere presentato entro il 30 aprile. ”Poi – ha spiegato il ministro – la commissione Ue valuterà i piani di ciascun paese e avrà a disposizione 8 settimane”. Una volta ”acquisita l’approvazione del Consiglio europeo ci saranno altre 4 settimane per la definizione finale”. In base a questo calendario le risorse d Bruxelles dovrebbero essere disponibili alla fine dell’estate.

Il ministero dell’Economia farà da coordinamento

Stiamo considerando la costituzione di una struttura centrale di coordinamento del Recovery presso il ministero dell’Economia“, ha annunciato il ministro Franco. “A presidio e supervisione dell’efficace attuazione del piano. Il Mef svolgerà un ruolo di coordinamento e darà pieno supporto a tutti i ministeri per assicurare che vi sia un’effettiva realizzabilità entro il 2026″.  La base di partenza è il testo approvato dal Consiglio dei ministri il 12 gennaio scorso.

La riforma fiscale non è in agenda

Franco ha ribadito che si tratta di un’occasione preziosa per affrontare alcuni problemi strutturali dell’Italia. Ma nessun miracolo, ha fatto capire procedendo con grande cautela. La riduzione della pressione fiscale non è in agenda. “Ci sono interventi infrastrutturali che possono avere degli effetti sul sistema fiscale”, ha detto. “Ma il Piano non riguarda la riforma del sistema fiscale anche se importantissimo. Un aiuto potrebbe arrivare dalla digitalizzazione delle strutture finanziarie dello Stato, per contrastare l’evasione fiscale”.

Da Mckinsey solo un supporto tecnico

Infine un chiarimento per mettere la parola fine alle polemiche sulla consulenza di McKinsey.  “Nessuna struttura privata prende decisioni o ha informazioni privilegiate e riservate”. Da parte di McKinsey , ha chiarito il successore di Gualtieri, ”non c’è alcuna intromissione nelle scelte. Si occuperà di aspetti più editoriali che di sostanza”. Il governo Draghi, infatti, ha affidato a una delle società di consulenza più prestigiose sul mercato  un incarico da 25mila euro per lavorare al Recovery Plan. Solo un’attività di supporto tecnico, chiariscono da via XX settembre. E l’elaborazione di uno studio sui piani nazionali Next Generation già predisposti dagli altri paesi dell’Unione europea.

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