Le Authority si accorgono che Conte è un asino. Bocciato il Recovery plan firmato dall’ex premier

lunedì 8 Febbraio 20:23 - di Elsa Corsini

Bocciato. Il Recovery plan targato Conte è un disastro. Tutto da rifare. E infatti è andato a casa. Per Matteo Renzi, certo. Ma proprio inchiodato sul quel misero Piano nazionale di ripresa e resilienza. Scritto di corsa e senza contenuti seri. A giudicarlo così le Authority audite al Senato. Dalla Banca d’Italia alla Corte dei Conti passando per l’Upb (ufficio parlamentare bilancio) è un gigantesco no.

Le authority bocciano il Recovery firmato Conte

“La frammentazione delle iniziative che emerge dal Piano nazionale di ripresa e resilienza rischia di diluire la potenzialità del piano di incidere in modo strutturale sulla realtà del paese. Con una dispersione di risorse. Che potrebbe non consentire di realizzare gli obiettivi dichiarati”. Così Chiara Goretti, componente del Consiglio dell’Upb nel corso dell’audizione nelle Commissioni riunite di Camera e Senato.  “ll documento – sottolinea l’Upb – presenta un’ampia disomogeneità. Nell’identificazione dei criteri per l’allocazione delle risorse ai singoli progetti. Aspetto ovviamente comprensibile alla luce della diversissima natura e varietà di settori toccati”.

Mancano i criteri di selezione dei progetti

Per alcuni investimenti “quantitativamente importanti, ad esempio nel settore delle infrastrutture”, il Piano identifica le tratte ferroviarie e autostradali da finanziare. Mentre per altri investimenti, invece, “si rinvia a fasi successive per la selezione dei singoli progetti. Spesso non fornendo indicazioni sui criteri di selezione che saranno applicati”.

Cottarelli: poco chiari l’extra deficit e il debito

Non è più tenero il giudizio di Carlo Cottarelli, direttore dell’Osservatorio sui conti pubblici italiani. Che parla di ‘poca chiarezza su extra deficit e debito’. “Credo sia invece fondamentale che la versione finale sia del tutto trasparente. Rispetto al tracciato dei conti pubblici che risulterebbe dall’implementazione del piano”. Nel Recovery plan italiano, ricorda Cottarelli, le spese ammontano a “145 miliardi di cui 69 miliardi finanziati a fondo perduto”.

Quindi il deficit aggiuntivo rispetto al quadro della Nadef “sarebbe di 76 miliardi. Una cifra molto elevata. E sarebbe in aggiunta rispetto al quadro macroeconomico approvato dal governo e dal Parlamento.

Anche Bankitalia boccia il piano dell’ex premier

Anche Bankitalia boccia il piano. “Il documento in discussione non specifica in dettaglio il profilo annuale dell’uso dei fondi europei. Né la loro ripartizione dettagliata tra le diverse poste di bilancio”. Parola di Fabrizio Balassone durante l’audizione. “Si indica solo che almeno il 70 per cento dei trasferimenti ricevuti attraverso il dispositivo verrà speso entro il 2023. E la parte rimanente entro il 2025. E che il ricorso ai prestiti aumenterà nel corso del tempo. Inoltre più del 70 per cento dei fondi utilizzati per finanziare interventi aggiuntivi rispetto al tendenziale è destinato a spese in conto capitale a carico delle Amministrazioni pubbliche. Il resto a ulteriori incentivi agli investimenti privati (in particolare 16 sono destinati al “Progetto Transizione 4.0″) e ad altre misure”.

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