Recovery Plan, Bini Smaghi sferza il governo: «Mette a rischio la credibilità dell’Italia»

lunedì 18 Gennaio 15:20 - di Redazione
Bini Smaghi

Poco più di un piatto vuoto. Sarebbe questo il Recovery Plan del governo Conte secondo il giudizio di un economista del calibro di Lorenzo Bini Smaghi. Ancor più severa è la conclusione dell’intervista a Repubblica, rilanciata dall’Huffington Post: «È a rischio la credibilità dell’Italia». E questo perché, spiega, «in pochi giorni sono significativamente cambiate le cifre riguardo alle macroaree di intervento, ma allo stesso tempo sono scomparsi i progetti». In più, «mancano le riforme». Eppure, ricorda l’ex-membro del Comitato esecutivo della Bce, le riforme «rappresentano una condizione essenziale per l’erogazione dei fondi». Un po’ come pretendere di vincere alla lotteria senza acquistarne il biglietto.

Bini Smaghi intervistato da Repubblica

In realtà, sottolinea Bini Smaghi, «servirebbe un governo con idee chiare e in grado di fare scelte forti». Ma non sta accadendo. «Farle in questo momento – insinua il banchiere – forse rischia di scontentare qualcuno». In compenso, Palazzo Chigi tenta di mettere le mani ovunque, dall’Ilva all’Alitalia passando per Trenitalia. Un attivismo che Bini Smaghi bolla come «dirigismo del “non fare“». Una condizione che condanna all’inazione. E che l’Italia non può permettersi alla luce di Paese con minor crescita, più debito e destinatario di maggior fondi in Ue.

«Mancano proposte su riforme e governance»

«Se chi ci ha dato i fondi per la ricostruzione scopre che sono stati spesi per il consenso elettorale, non sarà più disposto a darceli in futuro», avverte il banchiere. Che oltre alle riforme inesistenti, a cominciare da quella del Welfare, ricorda l’altrettanto fondamentale questione della governance, la cui proposta – ironizza – è stata svelata all’ultimo, come se fosse un segreto di Stato». Salvo poi ritirarla cosicché adesso non c’è più nulla. Per Bini Smaghi, lo strumento più idoneo alla gestione del Recovery Fund, almeno sulla carta, sarebbe il Cipe. Ma, aggiunge, «avrebbe bisogno di poteri rafforzati rispetto a quelli attuali per poter funzionare da cabina di regia».

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