“Altro che decreto sostegni, il governo Draghi ci lascia le briciole”. L’ira di autonomi e categorie

martedì 23 Marzo 13:10 - di Carlo Marini
decreto ristori ANSA

Il decreto Sostegni, approvato nel fine settimana dal governo Draghi, ha messo d’accordo tutti. Nel senso che una bocciatura corale di queste proporzioni non si vedeva da tempo. Le definizioni delle associazioni produttive variano di poco. «Briciole, elemosina», «aiuti irrisori» o «risposte insufficienti a compensare le perdite».

C’è delusione e rabbia tra partite Iva, lavoratori autonomi e associazioni di categoria. Al di là degli slogan dei trombiettieri governativi, il provvedimento prevede tecnicamente un aiuto per imprese o professionisti che hanno subito perdite di fatturato, tra il 2019 e il 2020, pari ad almeno il 30%, calcolato sul valore medio mensile. Previsto inoltre un taglio dei contributi per professionisti e autonomi da 3.000 euro. Sostegni che, ai più fortunati, basteranno per andare avanti forse un altro mese. E basta.

«Abbiamo atteso tre mesi il provvedimento per poi vederci servire un brodino. Lo diciamo da tempo: se non vogliamo che vengano cancellati interi comparti bisogna fare molto di più», denuncia a La Stampa Tony Bisceglia, presidente di Ascom Vercelli. L’associazione dei commercianti chiede di rafforzare le risorse dedicate ai ristori per imprese e partite Iva. «Anche il presidente del Consiglio ha riconosciuto che bisognerebbe fare di più – aggiunge Bisceglia -. Ma il tempo per intervenire, per tantissime imprese, è praticamente finito, quindi non vogliamo annunci ma fatti concreti. Servono ristori adeguati in termini di risorse, più inclusivi in termini di parametri d’accesso, più tempestivi».

Dagli Ncc ai teatri: i settori sul piede di guerra per il decreto sostegni

Tra i settori più danneggiati c’è quello turistico. Duro l’attacco di Federalberghi. «Non ci sorprende il fatto che la coperta dei sostegni sia corta, ma le risorse stanziate per il turismo non sono assolutamente sufficienti. Occorre fare di più, per aiutare le imprese del turismo ad uscire dal disastro creato dalla pandemia». Come pure il settore dell’intrattenimento. Pochi giorni fa, Massimo Romeo Piparo ha lanciato un duro attacco d’accusa contro il governo. “I teatri restano la Cenerentola dello spettacolo italiano”, ha denunciato il direttore del Sistina.

Gli altri settore non stanno troppo meglio. Drammatica anche la situazione degli Ncc. Un’attività che può contare in Italia su 30.000 imprese di varie dimensioni, che forniscono lavoro a circa 150.000 lavoratori. «Stiamo andando verso l’annientamento», spiega a La Verità Marco Palumbo, direttore dell’Anitrav (Associazione nazionale imprese trasporto viaggiatori), «abbiamo chiesto una dilazione maggiore per chi è riuscito a rinegoziare i propri debiti, perché in questo contesto, senza lavorare, sembra assurdo ma queste risorse vengono “mangiate” dalle tasse e dai contributi, che non si sono fermati». Nel 2020», prosegue Palumbo, «abbiamo lavorato due mesi, registrando un calo del fatturato del 90%, mentre per il 2021, senza un progressivo ritorno alla normalità, saremo al cento per cento in meno. Chi ha un numero importante di dipendenti sta continuando a pagare gli F24 contributivi, le tredicesime e le quattordicesime». Palumbo annuncia «una manifestazione a livello nazionale. Mario Draghi ha detto che il decreto Sostegni è solo l’inizio e che ci sarà un seguito, però noi siamo stanchi di vedere sul tavolo cifre così modeste come 11 miliardi. Specie dopo aver fatto i conti con i soldi stanziati per monopattini e banchi a rotelle».

La disobbedienza degli associati a Mio: “I nostri ristoranti saranno sempre aperti”

Da martedì 6 aprile i piccoli imprenditori del comparto dell’ospitalità a tavola (Horeca) associati a Mio Italia, apriranno a pranzo e a cena. Non è una provocazione, né un atto dimostrativo, ma una questione di sopravvivenza”. E’ quanto annuncia Paolo Bianchini, presidente di Mio Italia, Movimento imprese ospitalità.

“Da un anno i piccoli imprenditori dell’ospitalità a tavola sono costretti a chiudere-aprire-chiudere, in contrasto con le evidenze scientifiche, senza prospettive, programmazione, piani di rilancio, indennizzi ragionevoli, interventi sui costi fissi. Nulla. Non sono più padroni del presente e del futuro e di quello delle loro famiglie. Con l’ultimo decreto Sostegno è stata prevista una elemosina, fra l’altro in arrivo dopo il 10 aprile”, aggiunge Bianchini.

“Nel frattempo, prosegue -sottolinea- lo stillicidio di fallimenti e continuano ad arrivare gli sfratti esecutivi e le convocazioni in tribunale. Il Paese, come conseguenza delle decisioni scellerate della politica, sta perdendo, una dopo l’altra, aziende importanti che complessivamente creavano il 30 per cento del Pil. Non solo. Lo Stato assiste inerme e irresponsabilmente al collasso dei prodotti Made in Italy e del settore della distribuzione, esposto finanziariamente con gli istituti bancari proprio a causa dei blocchi al comparto horeca e dei conseguenti crediti deteriorati”, spiega Bianchini. “Nessuno di noi ha più nulla da perdere. Di fronte al funerale certo di bar, ristoranti, pizzerie, pub, il direttivo di Mio Italia domenica 21 marzo s’è riunito per deliberare l’unica opzione possibile, una scelta obbligata: andare contro le norme e aprire, seguendo tutte le misure anti-covid, ma aprire. A pranzo e a cena. Sempre”, conclude Bianchini.

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