Miozzo (Cts): «Essere familiari non significa essere immuni. Mi dispiace, ma a Natale…»

sabato 12 Dicembre 8:42 - di Edoardo Valci
Miozzo

«Gli spostamenti durante il periodo natalizio andrebbero ridotti, non aumentati». Lo afferma Agostino Miozzo, coordinatore del Comitato tecnico-scientifico, in una intervista a La Stampa. «Questo virus non ci consente deroghe». Rallentare le misure anticovid a Natale «è una decisione politica, responsabilità del governo e, nel caso, del Parlamento. Noi tecnici abbiamo più volte sottolineato i rischi legati al movimento di un gran numero di persone. Ma comprendo le contestazioni. È evidente che chi vive a Roma avrà dei vantaggi rispetto agli abitanti di un piccolo Comune sotto i 5mila abitanti».

Miozzo: «Alle famiglie mandiamo un messaggio terribile»

«Mi rendo conto», aggiunge Miozzo, «del messaggio terribile che mandiamo alle famiglie». Cioè, «a milioni di cittadini che non potranno incontrarsi con i loro cari a Natale. Ma sono proprio gli incontri tra non conviventi sotto osservazione, perché potenziali occasioni di contagio. Il fatto di essere familiari non è di per sé un passaporto di immunità. Questo virus non ci consente deroghe, che pure sono già state fatte, ad esempio, per permettere di fare visita a un anziano solo o malato».

Il cerino è in mano al governo

Regioni gialle e spostamenti liberi tra le regioni. «Anche qui», chiarisce Miozzo, «la valutazione è stata politica. Il cerino è in mano al governo. Si poteva decidere di far partire il blocco degli spostamenti dal 14 dicembre, invece che dal 21. Del resto, guardi cosa succede in Germania. Hanno un numero giornaliero di morti più basso del nostro, ma stanno pensando di imporre un lockdown duro. Da noi invece molti chiedono di allentare le misure».

Miozzo e il ritorno a scuola

Riguardo la scuola il coordinatore del Cts è chiaro. «Se non riusciamo a riportare tutti gli studenti in classe nemmeno a gennaio», dice, «vorrà dire che avremo fallito tutti, politici e tecnici. Avremo fallito come Paese. Mi sembra che, da più parti, manchi la comprensione del problema, del fatto che non possiamo continuare a nasconderci dietro la didattica a distanza. È uno strumento eccezionale di insegnamento, ma non può sostituire per mesi e mesi la presenza scolastica».

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