Lombardia, la Regione eroga mille euro per i free lance senza partita Iva: “Il governo li ha ignorati”

mercoledì 30 Dicembre 19:00 - di Davide Ventola
Lombardia bonus

Un bonus da 1.000 euro per i lavoratori autonomi senza partita IVA, Co.Co.Co. e occasionali, dimenticati dai diversi decreti ristori del Governo. Lo prevede la delibera approvata dalla Giunta regionale su proposta dell’assessore all’Istruzione, Formazione e Lavoro Melania Rizzoli.

Fontana: “Aiutiamo i tanti senza partita Iva”

“Un segnale concreto, importante, di grande vicinanza nei confronti di chi – sottolinea il presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana – è stato finora dimenticato dai DL ristori del Governo. Il nostro impegno a ‘non lasciare indietro nessuno’ coinvolge ora chi svolge attività di collaborazione coordinata e continuativa. Abbiamo incluso anche i lavoratori autonomi che percepiscono compensi in base alla ‘cessione di diritti d’autore’. E, fra questi, i giornalisti che collaborano con quotidiani, periodici e altre testate di informazione”. “Finché persisterà l’abbinata divieto di licenziamento e ammortizzatori sociali in costanza di rapporto di lavoro – spiega l’assessore – è ormai certo che il costo più alto della crisi economica da Covid è pagato dalle diverse categorie di lavoratori autonomi. Tra queste, soprattutto quella di chi è senza partita IVA.

Chi è senza partita Iva non ha ricevuto bonus

Totalmente dimenticati dai diversi ‘decreti ristori’ del Governo. A cui abbiamo destinato la nostra misura aperta a fine novembre che abbiamo migliorato con il provvedimento approvato oggi”. Il riferimento è alle collaborazioni coordinate e continuative di soggetti iscritti alla gestione separata Inps. Una platea di professionisti non catalogata dalla nomenclatura dei codici ATECO, “a cui abbiamo aperto il nostro sistema di politiche attive – continua Rizzoli – che ha sempre ispirato i migliori modelli nazionali. A partire da Garanzia Giovani e dall’Assegno di Ricollocazione”.

Il Governo ha recepito lo schema della misura lombarda

“Devo dire che anche questa volta, nella legge di bilancio in approvazione al Senato – evidenzia l’assessore regionale – il Governo ha recepito lo schema base della nostra misura. Ha introdotto quella forma di cassa integrazione per lavoratori autonomi, denominata ’ISCRO’, Indennità straordinaria di continuità reddituale e operativa. Come la nostra – chiarisce Rizzoli – quella del Governo prevede la condizionalità della partecipazione a un breve percorso formativo. Prevede, però, condizioni di accesso talmente restrittive da escludere ampie fasce di collaboratori coordinati e continuativi. Riduzione del reddito di oltre il 50% della media degli ultimi 3 anni assieme al vincolo di non aver superato a soglia di compensi di 8.145 euro nel 2020″.

Tra le categorie aiutate molti giornalisti free lance

“Soprattutto esclude tutta la platea di lavoratori autonomi occasionali – rimarca l’assessore – che a ben vedere sono coloro che più di chiunque altro ha subito la crisi ed è stato ancora di più dimenticato dal Governo. Del resto mentre il Governo ha stanziato 70 milioni per tutta l’Italia, noi finanziamo la nostra misura con 40 milioni destinati a tutti i collaboratori coordinati e continuativi Lombardi. Inclusi quelli occasionali, che non beneficiano nemmeno del reddito di cittadinanza”. I lavoratori autonomi destinatari della misura potranno richiedere un contributo pari a 1.000 euro. Potranno farlo dopo aver presentato la domanda della Dote Unica Lavoro ad un operatore accreditato per l’erogazione dei servizi al lavoro incluso nell’albo di Regione Lombardia sul portale istituzionale regionale alla sezione accreditamento operatori (qui il link).

Non serve presentare l’Isee

Con le modifiche introdotte dalla delibera approvata in Giunta, è stato anche cancellato l’obbligo di presentare l’ISEE. “Perché in questo difficile momento – rimarca l’assessore regionale – abbiamo anche voluto semplificare la vita a questi lavoratori. Senza costringerli a bussare ad altri uffici per avere altre certificazioni. Non è questo il momento di aggiungere anche costi burocratici – conclude Rizzoli – alla crisi economica”.

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