Scuola, scontro tra Cirio e la Azzolina: «La febbre si misuri a scuola», «No, ci pensino le famiglie»

venerdì 11 settembre 12:04 - di Natalia Delfino
scuola febbre

Va verso lo scontro istituzionale la querelle tra Regione Piemonte e ministero dell’Istruzione su chi debba misurare ogni mattina la febbre agli studenti. Secondo le indicazione del governo, infatti, l’incombenza deve ricadere sulle famiglie. Per il governatore Alberto Cirio, però, si tratta di una scelta che lascia aperti troppi rischi e troppe incertezze e per questo servono una certificazione scritta della temperatura rilevata a casa e una misurazione anche da parte della scuola.

Il governo alla guerra della febbre

La linea di maggiore precauzione scelta da Cirio e messa nero su bianco in un’apposita ordinanza è appoggiata anche da pediatri e virologi, tra i quali Andrea Crisanti. Al governo, però, non piace, tanto che il ministro dell’Istruzione, Lucia Azzolina, ora sventola la possibilità di impugnare l’ordinanza di Cirio. “Ne abbiamo parlato, è il ministero della Salute – ha detto – che potrebbe impugnare, non escludo si deciderà nelle prossime ore”.

La faccia di bronzo di Azzolina & co

Il ministro poi ha giustificato la posizione del governo con una spiegazione che lascia davvero perplessi, considerando i cambi di rotta e le incertezze in cui il governo ha lasciato finora il mondo della scuola e le famiglie. “Credo – ha sostenuto Azzolina – non si possa quattro giorni prima della riapertura delle scuole cambiare le regole come fosse un gioco. Ci vuole rispetto e fiducia per le famiglie, per i dirigenti scolastici che hanno fatto un lavoro eccezionale, per i cittadini piemontesi”.

L’allarme del pediatra: “Attenzione all’effetto pidocchi”

È stato però il pediatra e docente universitario Italo Farnetani a spiegare all’agenzia di stampa Adnkronos, che il punto non è la fiducia o meno nelle famiglie, ma la possibilità che la norma sia effettivamente efficace. “La febbre va misurata a scuola, tutti i giorni, prima dell’ingresso. Proprio come avviene in aeroporti, uffici ed esercizi commerciali. Non per sfiducia nei confronti delle famiglie, ma perché – ha ricordato al momento di uscire per andare a scuola manca il tempo e si potrebbero creare errori od omissioni”. Il medico quindi ha portato come esempio” il fenomeno dei pidocchi”, la cui prevenzione è affidata in toto alle famiglie, non sempre con efficacia. “Se invece dei pidocchi c’è il coronavirus, cosa può accadere?”, ha quindi domandato il pediatra, precisando però di consigliare ugualmente che “anche i genitori controllino la temperatura dei figli prima di uscire di casa. Eviteranno così viaggi inutili, ma soprattutto ipotetiche forme di contagio. Insomma, per me è necessario che la febbre sia controllata a scuola”.

 

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